Sicurezza
«Non ci ho visto più, ho perso la testa»
Andreas Quirici
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Il fucile con cui luomo ha sparato Le prime parole del pensionato che ha sparato nel palazzo di Ponte a Egola
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PONTE A EGOLA. «Non ci ho visto più. Ho perso la testa». Giancarlo Calorini, 72 anni, pensionato, è ammanettato davanti ai carabinieri in caserma. E' stato appena arrestato per tentato omicidio plurimo e sta tornando in sé dopo il raptus che lo ha portato a sparare cinque colpi di fucile calibro 12 contro una porta blindata dietro alla quale c'era Giada Quirini, 23 anni, la ragazza che da due anni vedeva spesso. Una vicenda contornata forse da sesso e soldi che per poco non si è trasformata in una strage. «Non voglio dire nulla - racconta una parente al telefono - perché ho troppo rispetto per la moglie e i tre figli. Giancarlo è sempre stato un uomo corretto, ma si è rovinato con le sue mani. E che sia impazzito lo dimostra quel che ha fatto». I carabinieri stanno indagando sui movimenti bancari di Calorini, come hanno spiegato ieri in una conferenza stampa al comando provinciale. Cercano eventuali assegni o regali costosi fatti dal pensionato alla giovane. La famiglia di lei lo conosceva e i sospetti dei militari dell'Arma, coordinati dal pubblico ministero Sisto Restuccia, della procura di Pisa, si concentrano anche sul ruolo dei genitori della giovane, che fino a qualche anno fa erano giostrai e che oltre a Giada hanno una figlia più piccola e due maschi. Persone molto chiacchierate dai vicini, assolutamente non inseriti nel contesto di via Leporaia, dove ieri si è scatenato il caos, dovuto all'intenzione di Giada di non vedere più Giancarlo. I sussurri dicono che la famiglia dell'uomo si sia sfasciata proprio per questa sua sbandata per una ragazza più giovane di quasi 50 anni. La moglie dell'uomo non ha abbandonato la casa di via Sanminiatese a San Miniato, dove la coppia risiede, ma la situazione era diventata insostenibile. Una bomba pronta a esplodere fino all'altro giorno, quando Calorini ha deciso di avere un confronto con Giada. Così, ha preso il fucile (regolarmente denunciato, ma che poteva usare fuori di casa solo nei periodi di caccia; da qui l'accusa di porto abusivo d'arma, oltre a sequestro di persona, resistenza a pubblico ufficiale e violazione di domicilio e il già citato tentato omicidio plurimo) ed è andato a Ponte a Egola. Ha aperto la porta dell'appartamento dei Quirini a spallate, quando in casa c'erano Giada e la sorella di 14 anni. Le urla hanno richiamato l'attenzione di Alda Musetti, 47 anni e sua figlia Ilaria Baldacci, le vicine di pianerottolo che hanno aperto la porta (blindata) del loro appartamento, consentendole di trovare un rifugio. Il raptus di Calorini è salito d'intensità portandolo a puntare il fucile alla serratura e sparare tre volte consecutive nello stesso punto, rischiando anche di ferirsi lui stesso. Poi ne ha esplosi altri due, uno in alto e un in basso, ancora sulla porta, lasciando l'ultimo che aveva portato con sé pronto in canna. L'unica porta blindata del palazzo ha evitato che la situazione precipitasse. Intanto, passanti e vicini avevano capito che stava succedendo qualcosa di drammatico. Inequivocabile il boato che fa un colpo di fucile in un corridoio di un condominio. Figuriamoci cinque, conditi da urla impazzite. Scene viste solo nei film americani, ma che l'altro giorno all'ora di pranzo sono diventate realtà a Ponte a Egola. Quando sono arrivati, i carabinieri hanno trovato Calorini che picchiava sulla porta con il calcio del fucile e minacciava di ammazzare qualcuno se non gli avessero aperto. Ma una delle preoccupazioni dei militari dell'Arma era anche la presenza in casa Quirini della figlia più piccola che sarebbe potuta diventare un bersaglio contro cui sfogare la propria frustrazione da parte dell'uomo. Attimi di panico. Quasi un'ora di trattativa tra le forze dell'ordine al secondo piano e Calorini asserragliato al terzo. Poi il blitz con la colluttazione, l'arresto e l'applauso dei residenti, rimasti al riparo da eventuali colpi vaganti.
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