Il Tirreno

Pontedera

Costretti alle dimissioni

Giacomo Pelfer
Loris Mainardi (Cgil)
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Loris Mainardi (Cgil)

Il caso dei diciassette addetti di un'azienda di Santa Croce

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 SANTA CROCE. Dimissioni forzate con la promessa della riassunzione. Il tutto, però, nel più completo silenzio, senza rivolgersi al sindacato. Sennò, addio posto di lavoro. Sono le condizioni che un'azienda di Santa Croce avrebbe posto ai propri lavoratori secondo una denuncia della Filctem Cgil, che parla di comportamento «illegittimo e illegale».  La vicenda riguarderebbe una ditta di rifinizione pellami situata in via Lombardia, con 17 addetti, che ha fatto richiesta del concordato preventivo per poi procedere ad un affitto d'azienda. Al momento, però, la ditta risulta senza dipendenti: tutti dimissionari, in blocco, dallo scorso mercoledì. «Parliamo di un'azienda con più di 15 addetti - spiega Loris Mainardi della Cgil - e quindi con tutte le tutele del caso. Non è possibile intimare i dipendenti alle dimissioni privandoli dei loro diritti previsti dalla legge. Come nessuno può permettersi di intimare ai lavoratori di non ricorrere alla consulenza del sindacato con la minaccia della mancata riassunzione. Nel caso di affitto d'azienda, in base alle leggi, deve esserci una comunicazione 25 giorni prima dell'evento e i rapporti di lavoro del ramo d'azienda trasferito proseguono con la società acquirente. Come si vede, quindi, la minaccia della mancata riassunzione è priva di fondamento».  La richiesta del concordato e l'affitto d'azienda, lasciano intendere dal sindacato, sarebbe in realtà solo uno stratagemma per aggirare alcune difficoltà economiche. «L'azienda avrà un nuovo titolare solo formale - dice Mainardi - perché tutto resterà come prima, nello stabile di prima e con gli stessi clienti. La verità è che questa azienda, grazie alle dimissioni forzate, evita di aprire la procedura di mobilità risparmiando sui contributi da versare all'Inps, e li risparmia sulle spalle dei lavoratori, gli stessi che chiamerà a lavorare nelle nuova impresa. Questa è concorrenza sleale, perché non versare i contributi significa risparmiare il 30% sul costo del lavoro. Alla fine, a rimetterci, sono le aziende che rispettano le regole».  Nonostante tutto, però, denuncia ancora Mainardi, in questi giorni l'azienda avrebbe continuato a lavorare regolarmente: «Se le dimissioni "forzate" dei lavoratori sono datate 8 giugno - domanda il sindacalista - e la nuova azienda ancora oggi (ieri, ndr) non è partita, le persone che stanno lavorando lì a che titolo e per conto di chi lavorano?».  «Nel 2011 esiste ancora questa specie di imprenditori - conclude -, quelli che si sentono furbi, che non versano il dovuto allo Stato, o all'Inps come in questo caso, poi tanto chiudono e riaprono. Tutto questo nella civilissima Santa Croce. Mi indigno di fronte al silenzio che si avverte davanti a questi fatti, al silenzio del sistema delle imprese, sempre molto attento alle tematiche della concorrenza».

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