Il dolore
Il paese non dimentica Francesco
Andreas Quirici
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Molte le persone presenti alla cerimonia Una via e un monumento per ricordare l'alpino morto in Afghanistan
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SAN GIOVANNI ALLA VENA. Da ieri, Francesco Vannozzi ha una via intitolata a suo nome e una stele che lo ricorda ai giardini pubblici del paese. Con una cerimonia solenne, San Giovanni alla Vena ha voluto rendere omaggio al suo compaesano, l'alpino deceduto in un attacco in Afghanistan otto mesi fa. Una grave perdita per tutta la comunità, come ha sottolineato il sindaco Juri Taglioli, «ma che ci ha fatto sentire ancora di più il senso di appartenenza a questo territorio». In questo, la morte di Vannozzi non è stata vana. «Non ci si abitua mai a questo genere di circostanze». ha detto il generale di corpo d'armata Marco Bertolini, intervenuto alla cerimonia con numerosi rappresentanti delle forze armate. Che ha aggiunto: «Ho conosciuto tante famiglie di militari che hanno perduto la vita in missione come Francesco, ma si tratta di eventi che dobbiamo sforzarci di trasformare in valori positivi. Si prova un enorme dolore, ma siamo davanti a opportunità di crescita. San Giovanni alla Vena e Vicopisano hanno toccato con mano, più di molte altre comunità, quel che succede nel mondo. E oggi i cittadini di questi posti sono più uniti che mai e consapevoli del fatto che non possiamo girarci dall'altra parte e sperare che i problemi scompaiano. L'Italia è chiamata a un compito molto importante e non è con i dissapori e le divisioni che si risolvono le crisi come quella in Afghanistan o in Libia». Molta gente ha voluto partecipare alla cerimonia in onore di Francesco Vannozzi. C'era il padre Nilo, che ha ricevuto il premio Giuseppe Sciacca, onorificenza assegnata ai caduti delle forze armate nel 2010. C'era la mamma, il fratello Sergio, la fidanzata Elena e tutto intorno a loro parenti, amici, conoscenti e compaesani di un ragazzo scomparso all'età di 26 anni. Una folla che si è radunata in quella che fino a ieri è stata via Vivaldi. «Non una strada qualsiasi - ha detto Emanuel Felloni, amico di Francesco e membro del comitato che ha organizzato la cerimonia di ieri - ma un luogo dove siamo cresciuti e in cui abbiamo fatto le prime esperienze di vita insieme». Il picchetto del 7º reggimento alpini e la banda della Brigata Folgore ha accolto gli intervenuti con i gonfaloni della Provincia di Pisa, del Comune di Vicopisano e dell'Associazione Fratelli Del Moro, la stessa di cui Francesco faceva parte e in cui contribuiva al servizio di antincendio del Monte Serra. «Lo ricordo mentre sfrecciava con i suoi compagni per domare un incendio - ha detto Taglioli - e vorrei che il suo esempio fosse raccolto da altri». Tolta la copertura a via Francesco Vannozzi, il corteo si è trasferito ai giardini pubblici dove un altro drappo, questa volta una tricolore, doveva essere tolto per scoprire la stele in onore dell'alpino. «Un'opera semplice - ha detto Bernardo Baroni, colui che ha realizzato la stele - così come voluto dai genitori di Francesco. Tre lastre di marmo, una verde, una bianca e una rossa in onore della bandiera italiana. Ma anche una forma che ricorda una freccia puntata verso l'infinito, il luogo ideale dove riposano gli eroi». Ringraziamenti a tutti sono stati diffusi tramite Sergio, il fratello di Francesco, prima di un altro trasferimento. Questa volta al cimitero davanti alla tomba del militare caduto, dove gli è stato reso omaggio anche con la preghiera dell'alpino, recitata in un momento di commozione generale impossibile da cancellare.
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