Il Tirreno

Pontedera

Lunedì incontro in Provincia. Si sta cercando anche un partner per proseguire l’attività

Ecco come salvare la Icla

Gianni Rosini
I dipendenti fuori dell’ingresso della Icla l’azienda di Ponte a Egola in grosse difficoltà
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I dipendenti fuori dell’ingresso della Icla l’azienda di Ponte a Egola in grosse difficoltà

Primo obiettivo: la cassa integrazione per i dipendenti

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 PONTE A EGOLA. Inizieranno lunedì, in Provincia a Pisa, i primi tentativi di salvare l'Icla, la ditta ponteaegolese che produce poliuretano espanso (gommapiuma) e che ha anche uno stabilimento distaccato a Capanne. È stato, infatti, convocato un tavolo tecnico tra i vertici dell'azienda, l'assessore provinciale con delega al lavoro, Anna Romei, e il sindacato Filt-Cgil, nel quale si discuterà e si cercheranno soluzioni per affrontare il problema più urgente: quello degli ammortizzatori sociali per i circa 45 dipendenti che rischiano il lavoro.  Stefano Benvenuti, della Filt-Cgil, spiega come si procederà nel tentativo di salvare l'azienda pontaegolese: «Innanzitutto - dice - c'è la necessità a breve termine di trovare una soluzione per gli operai che si sono ritrovati improvvisamente senza lavoro. Ne discuteremo lunedì in Provincia, ma sono fiducioso per la buona riuscita dell'incontro che dovrebbe portare alla cassa integrazione per tutti i dipendenti. Questo ci permetterebbe di prendere tempo per cercare un acquirente o un partner che rilanci l'azienda».  Proprio quella di trovare un partner sembra, al momento, l'unica strada percorribile per salvare l'azienda e le famiglie che da essa dipendono: «Dopo aver provveduto a garantire la cassa integrazione - continua Benvenuti - procederemo con la ricerca di persone interessate a rilevare l'attività. Da questo punto di vista abbiamo trovato una grande disponibilità anche da parte della famiglia Vallini, attuale proprietaria dell'azienda, che a malincuore è costretta a cedere l'attività. A tal proposito richiederemo, in futuro, un tavolo politico che coinvolga anche la Regione, proprio al fine di trovare nuovi acquirenti».  Oltre a Vallini, nei giorni scorsi anche il sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini, in un incontro con gli operai di fronte ai cancelli della ditta, si è impegnato in prima persona per sensibilizzare le istituzioni, sia a livello provinciale che regionale, per far sì che prendano a cuore la questione e che contribuiscano attivamente alla ricerca di uno sponsor, un partner o un acquirente. L'intenzione sarebbe quella di portare il caso all'attenzione del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.  La chiusura dell'Icla significherebbe anche la fine di un pezzo di storia pontaegolese. La ditta, infatti, nacque nel 1960 ed ha acquisito nel tempo un'importanza internazionale. Ma anche un'azienda forte come quella della famiglia Vallini ha dovuto chinare il capo di fronte alla crisi finanziaria, alla perdita di importanti clienti, alla perdita di una importante partnership con un colosso estero del settore e al mancato appoggio delle banche. Adesso parte una battaglia lunga un anno per far sì che la ditta possa rialzare la testa e continuare a vivere.

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