Il Tirreno

Pontedera

Sono venticinque i posti disponibili nel centro. Costato 4 milioni di euro, è gestito dalla cooperativa “Il Ponte”

Alla Badia per coltivare la speranza

Paola Silvi
Sotto l’interno della struttura a lato una veduta della Badia a Pontedera; sotto la cerimonia del taglio del nastro
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Sotto l’interno della struttura a lato una veduta della Badia a Pontedera; sotto la cerimonia del taglio del nastro

La struttura di recupero dei tossicodipendenti apre al posto della Bianca

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 PONTEDERA. All'ingresso c'è il nastro tricolore delle grandi occasioni. Flash e giacche d'occasione scompigliate dal vento. Ma nonostante le raffiche quella che tira è un'aria ricca di emozione. Perché a conti fatti, della nuova struttura destinata al recupero dei tossicodipendenti in via della Badia ai Pardossi, se ne sente parlare da tempo.  Tanto che vederla lì, in tutto il suo splendore, maestosa e luccicante, fa un certo effetto. La metamorfosi de "La Bianca" in "La Badia", festeggiata ieri mattina, non è stata però l'occasione per tagliare con il passato. Piuttosto un nuovo inizio in pompa magna. Con il calore della città e della Valdera, rappresentata da sindaci e assessori del territorio. Con la fiducia degli addetti ai lavori, la nostalgia degli ex pazienti e la speranza di quelli attuali, ad accompagnare l'inaugurazione ufficiale.  Il centro è in grado di ospitare non solo un'utenza locale ma anche nazionale. «E' in grado di testimoniare - specifica il direttore generale dell'Asl 5 Rocco Damone - l'essenza stessa della sanità, dimostrando che quando si lavora in sinergia, raccogliamo segnali forti per il futuro». E per centrare l'obiettivo sono stati spesi 4 milioni di euro.  Il Comune ha messo il terreno, la Fondazione Cassa di risparmio di Pisa un milione e 500mila euro e il risultato è fatto di soluzioni avanzate e funzionali. Dove tutto rispecchia equilibrio e pronta accoglienza. «Dove i risultati - ammette il presidente della Fondazione Cosimo Bracci Torsi - superano le aspettative». I locali sono spaziosi e la struttura, dedicata a Renzo Remorini, si articola in 3 edifici per un totale di 1.400 metri quadrati di superficie coperta e i quasi 14mila del cortile esterno.  La residenza principale è suddivisa in due piani. Al piano terra ci sono le sale da pranzo, lettura e ambulatorio medico. Al primo 8 camere e 2 monolocali dedicati alle donne tossicodipendenti in gravidanza e in puerperio. Niente sembra lasciato al caso: dai divanetti lilla alla stanza giochi per i bambini. Dall'esposizione dei lavori artigianali degli utenti all'auditorium. L'occhio vuole la sua parte ma la vita vera in comunità inizierà solo la prossima settimana quando gli utenti traslocheranno definitivamente. Fino ad oggi i 25 ragazzi che combattono una dura battaglia contro le tossicodipendenze, sono stati ospitati nell'edificio di proprietà comunale nella zona del mercato, vicino al Cineplex. Una location a volte inadeguata per l'eccessiva vicinanza alle kermesse organizzate nell'area.  «Oltre ai problemi strutturali La Bianca era collocata - spiega il sindaco Simone Millozzi - in un contesto inadatto a garantire riservatezza e privacy. Con questa nuova sede si chiude un percorso partito nel 2006, in continuità con la passata legislatura. Aggiungiamo, grazie all'aiuto dell'Asl 5, della Società della Salute che ha saputo canalizzare e condividere gli interventi, della Fondazione Caripi, un ulteriore tassello nel panorama socio-sanitario locale». Una sfida insomma che tutti i protagonisti hanno avuto il coraggio di cogliere «e che ora la cooperativa - aggiunge Marco Cioni, presidente del Ponte a cui rimane affidata la gestione della comunità - rilancia».

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