Il Tirreno

Pontedera

Delusione dopo anni di lavori

Giacomo Pelfer
Due scorci del cavalcaferrovia al centro delle polemiche
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Due scorci del cavalcaferrovia al centro delle polemiche

Nessun vantaggio dal raddoppiamento del cavalcaferrovia

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PONTE A EGOLA. Più di due anni di lavori, investiti insieme a milioni di soldi pubblici per un'opera che sembra aver deluso cittadini e amministratori locali. Si torna a parlare del nuovo svincolo Fi-Pi-Li di Santa Croce, a ridosso dell'area industriale di Ponte a Egola, a distanza di un anno dalla fine dei lavori eseguiti dalla Provincia. A far discutere è soprattutto il raddoppiamento del cavalcaferrovia: in molti davano per scontato che l'allargamento avrebbe permesso un sistema a tre corsie, di cui una riservata alle auto in uscita dalla Fi-Pi-Li, che in questo modo avrebbero raggiunto la rotatoria dell'interporto senza interferire con i veicoli in arrivo da Ponte a Egola. In pratica, un sistema analogo a quanto realizzato all'uscita di Pontedera Est. Invece, nonostante il raddoppiamento, il cavalcavia ha mantenuto le tradizionali due corsie, costringendo le auto in uscita dalla superstrada a fermarsi, anche bruscamente, per dare la precedenza ai mezzi in arrivo da Ponte a Egola.  «Una situazione assurda, paradossale - scrivono alcuni cittadini in una lettera -. Sono stati spesi soldi pubblici, quindi nostri, per allargare il ponte e renderlo più efficiente al traffico; invece ci ritroviamo con un ponte sempre a due corsie ma peggiore di prima, soprattutto per chi esce dalla Fi-Pi-Li, che si trova a dover frenare bruscamente per la scarsa visibilità».  Tra una corsia e l'altra è rimasto uno spazio vuoto, dove Acqua Spa ha posizionato un tubo che in futuro dovrebbe essere a servizio dell'interporto. «Non si capisce a cosa possa servire quel tubo - scrivono i cittadini - posto nel bel mezzo di un ponte chiuso da entrambi e lati e protetto da due mega guard-rail».  Dagli uffici della Provincia, l'ingegnere Marco Fiore, che ha diretto i lavori, precisa che «tutto è stato realizzato rispettando il progetto», approvato dalla Conferenza dei servizi nel 2003. «Indipendentemente dal tubo - spiega - le corsie sarebbero state comunque due. Non c'è stato alcun ripensamento rispetto al progetto iniziale. Le corsie del vecchio cavalcaferrovia erano troppo strette in base alle normative; l'idea di allargarle aggiungendo parapetti sui due lati fu scartata per la mole di traffico che il ponte deve sopportare. Di conseguenza non abbiamo potuto far altro che realizzare un nuovo ponte per la corsia in direzione Santa Croce, destinando a servizi lo spazio in eccedenza: in futuro, oltre al tubo di Acque, quello spazio potrà servire per la fibra ottica o per un percorso pedonale». «La terza corsia - prosegue Fiore - non sarebbe possibile perché lo spazio tra l'uscita della superstrada e la rotatoria dell'interporto, in base alle normative, è troppo ridotta per accogliere una corsia d'accelerazione. Credo che i lavori, rispetto al passato, abbiano migliorato la viabilità per chi esce dalla superstrada: non c'è bisogno di brusche frenate se si rispettano le precedenze e i limiti di velocità».

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