Finanza
San Miniato. Il consigliere Quagli: «Cè da trovare un modo per tirare avanti in attesa di nuovi alloggi»
Casa, due emergenze ogni mese
Gianni Rosini
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Un momento di una consegna di alloggi popolari: a San Miniato le emergenze abitative sono sempre più frequenti Comune a caccia del 5 per mille per sostenere i contributi all'affitto
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SAN MINIATO. La gestione delle politiche abitative nel Comune di San Miniato è arrivata a una fase di grande difficoltà. L'amministrazione si ritrova a dover fronteggiare una media di due nuove richieste ogni mese, troppe rispetto alle risorse a disposizione. Per questo motivo si cercano nuove forme di finanziamento, anche destinando il cinque per mille al settore abitativo. «Un modo - spiega Mauro Quagli, consigliere comunale con delega alle politiche abitative - per cercare di tirare avanti fino a quando riusciremo a ottenere le autorizzazioni per costruire nuove case popolari». Le cause delle difficoltà sono la mancanza di lavoro e le separazioni coniugali. «Gli affitti - continua Quagli - sono i primi che risentono della crisi economica. Infatti, chi si trova in difficoltà deve comunque comprarsi il cibo e cerca di pagare luce e gas per non vederseli staccare. Il primo provvedimento che viene preso è il non pagamento dell'affitto, con la speranza di poter rimediare più in là nel tempo. Ciò ha portato a un aumento vertiginoso degli sfratti per morosità». Il Comune offre tre soluzioni abitative per chi è in difficoltà. Gli alloggi popolari sono 235, vi si accede tramite un bando che viene fatto ogni quattro anni e sono destinati a chi ha maggiori difficoltà. A disposizione anche altri 25 alloggi a un prezzo di locazione inferiore del 30% rispetto alle offerte del mercato. Queste case sono destinate ai casi "meno gravi". Inoltre, sono disponibili cinque case "sociali", ossia destinate alle emergenze (famiglie particolarmente disagiate che hanno subìto uno sfratto e non hanno i soldi o un posto dove vivere). Questi alloggi sono utilizzati mentre viene cercata una soluzione alternativa. Come spiega l'assessore alle politiche sociali, all'assistenza e all'integrazione, David Spalletti, gli eventuali introiti derivanti dal cinque per mille non sono utilizzabili per la costruzione di nuovi alloggi: «La costruzione delle case popolari è gestita dal Lode pisano, un accordo tra tutti e 39 i Comuni della Provincia, che decide quali sono le amministrazioni che in quel momento hanno maggiori difficoltà». I soldi verrebbero utilizzati perciò per integrare i contributi affitti, che il Comune usa per aiutare le famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate di locazione, permettono loro di continuare a vivere nelle case che abitano. Per l'assegnazione ogni anno viene organizzato un bando. «Esiste - dice Spalletti - un fondo nazionale apposito che viene ripartito tra le Regioni e, successivamente, tra i Comuni. Noi integriamo la cifra con fondi comunali, così da poter ottenere anche un surplus di soldi dalla Regione. Con le entrate del cinque per mille potremmo aumentare il contributo comunale e vederci riconoscere un surplus ancora maggiore. Sarebbe una boccata d'ossigeno non indifferente». Un'ultima battuta l'assessore vuole spenderla per sfatare il mito dell'abitante delle case popolari che si permette auto di lusso. «Si tratta più che altro di leggende. Se una persona evade il fisco è competenza delle forze dell'ordine indagare - sottolinea -. Nel caso si accertasse una situazione simile interverremmo sul piano abitativo. Inoltre, molti possono comprarsi macchine un po' più costose grazie al fatto che un componente della famiglia, per esempio un figlio, va a vivere da solo "privando" i genitori del suo contributo economico. Tutti questi fattori fanno sì che la famiglia possa rientrare ugualmente nei parametri per l'assegnazione dell'alloggio. Ma non è assolutamente vero che non c'è controllo da parte nostra».
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