Il Tirreno

Pontedera

Si punta al mercato dei reflui, in continua espansione. Il progetto già presentato alla Provincia di Pisa

Spunta un altro impianto per i rifiuti

Giacomo Pelfer
L’azienda Tecno ambiente di Ponte a Egola
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L’azienda Tecno ambiente di Ponte a Egola

Lo vuol realizzare la Tecnoambiente di Ponte a Egola: 1,2 milioni d'investimento

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 PONTE A EGOLA. Sorge nella zona industriale di Pruneta, a Ponte a Egola, la ditta Tecnoambiente spa, che lo scorso marzo ha presentato in Provincia una richiesta di autorizzazione per un impianto in proprio, destinato allo stoccaggio e al trattamento di rifiuti liquidi pericolosi e non. Progetto destinato a far discutere, per il quale la Provincia ha avviato la procedura per l'assoggettabilità a Via (Valutazione d'impatto ambientale) e che sarà oggetto di un'interrogazione dei Comunisti Uniti nel prossimo consiglio comunale.  La Tecnoambiente, situata in via Chico Mendes, è specializzata da anni nello stoccaggio e nella selezione di rifiuti solidi, mentre per quelli liquidi svolge soltanto il ruolo di intermediaria tra produttori e impianti di trattamento. «L'azienda - si legge nella relazione tecnica - ha deciso di impegnarsi più direttamente nel settore, aumentando anche il volume d'affari, costruendo e gestendo un impianto di trattamento». I rifiuti liquidi, che attualmente provengono soprattutto dal pisano, dalle altre province costiere della Toscana e in parte da fuori regione, sarebbero in futuro trattate direttamente a Ponte a Egola.  La finalità. L'obiettivo è assecondare un mercato, quello dei reflui, in piena espansione. «Con la minor quantità di rifiuti solidi - si spiega nella relazione per l'assoggettabilità a Via - e la tendenza a classificarli come urbani e quindi con una gestione pubblica degli stessi, nasce l'esigenza di differenziare l'attività societaria, soprattutto con i rifiuti liquidi, che sembrano dare una maggiore affidabilità». «La richiesta di trattamento liquidi è piuttosto vivace», scrivono i tecnici, riferendosi al problema dello smaltimento del percolato e delle operazioni di bonifica di siti inquinati.  Dimensioni e quantità. L'impianto sarebbe installato nel piazzale della Tecnoambiente, con una superficie di 250 metri quadri, ed è progettato per trattare 73mila tonnellate l'anno (200 al giorno) di rifiuti pericolosi e non pericolosi: scarti e fanghi prodotti in loco, liquidi di concia, ossidi metallici, acidi, solventi, percolato di discarica o soluzioni contenenti vernici, inchiostri, adesivi e sigillanti.  Funzionamento. Il processo si configura in pratica come un pre-trattamento, in modo da creare un refluo compatibile per essere scaricato nella rete fognaria industriale diretta al depuratore Cuoiodepur di San Romano. In base alla relazione tecnica, tra l'85 e il 99% dei reflui trattati finirà a Cuoiodepur (con una produzione di fanghi che può oscillare tra lo 0,2 e il 15%), mentre la parte restante sarà trasferita in altri impianti autorizzati. Il funzionamento è suddiviso in 5 fasi, compreso lo stoccaggio, con una capacità massima di 30mila chilogrammi all'ora.  Costi e vantaggi. Per l'azienda l'investimento sarebbe di 1 milione e 200mila euro. Per ogni metro cubo trattato si può arrivare a spendere fino a un massimo di 19 euro, ma con un ricavo medio di 28. «Un investimento vantaggioso - concludono i tecnici -, perché la gestione, anche al del 50% delle potenzialità, permette la copertura di tutti i costi fissi».  Effetti sull'ambiente. Nella relazione per l'assoggettabilità a Via la Tecnoambiente analizza l'impatto dell'impianto sull'ambiente circostante. Impatto irrilevante, secondo l'azienda, a cominciare dall'aria: «L'impianto non dà luogo a emissioni continue - si legge - e l'emissione che può provenire dalla fase gas-vapore verrà aspirata dal ventilatore». L'azienda assicura poi che non ci saranno altri scarichi oltre a quello nella fogna industriale e minimizza gli effetti sul traffico: «Non più di 15 mezzi al giorno».

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