Il Tirreno

Pontedera

Due parti al mese, non funziona

Francesca Suggi
Il direttore generale Rocco Damone
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Il direttore generale Rocco Damone

La Asl chiude il punto nascita, il direttore: sono le mamme ad aver scelto

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VOLTERRA. Due parti al mese, contro una media - seppure bassa - di 17 bambini di due anni fa. «Sono state le mamme in un certo senso a decretare la chiusura del punto nascita, il progetto avviato 3 anni fa ha funzionato per il 95%», a tirare la riga è, ufficialmente, il direttore generale della Asl 5 Rocco Damone. Sicurezza e numeri. Sicurezza e numeri troppo bassi i due parametri alla base della scelta. La Asl non manca di sottolineare il valore di tutto il progetto "Il parto in Alta Valdicecina, un modello organizzativo possibile" partito 3 anni fa, diretto dal dottor Massimo Srebot e in scadenza il 30 giugno. Niente deroghe. «Insieme a Srebot - continua - ho steso quel progetto che non è riuscito a rilanciare il parto fisiologico che già registrava dati critici. Tutti gli altri servizi sono cresciuti e resteranno», precisa il direttore. Che spiega di non aver concesso alcuna proroga, come invece era stato chiesto dai sindaci del territorio. «Non prendiamoci in giro», liquida la questione. E al 30 di giugno, insieme alla fase sperimentale, termineranno 6 contratti di lavoro triennale di addetti che avevano incarichi a tempo legati al progetto. Ambulatorio e interruzioni di gravidanza. Cresce l'attività ambulatoriale in ostetricia. In ambito ginecologico aumenta il numero delle prestazioni e nel corso nel biennio ci sono anche servizi in più come la colposcopia di II livello e la uroginecologia. «Il percorso materno infantile demedicalizzato resta, così come Srebot rimane il responsabile di questo progetto a livello provinciale», aggiunge Damone. Rimane invariata, infatti, l'organizzazione dei servizi consultoriali, le attività di prevenzione, monotoraggio della gravidanza. E sarà la Asl a indirizzare le partorienti verso le strutture che desiderano. Rispetto al 2009, sale pure il numero delle donne che si rivolgono a Volterra per l'interruzione volontaria di gravidanza. Una casa rifugio in quegli spazi. Rispetto agli spazi lasciati liberi dal punto nascita la Asl ipotizza di dar vita a una sorta di casa-rifugio per le donne che subiscono violenze, in accordo con la Casa della donna di Pisa.

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