Il dolore
Condannato per il libro sul mostro di Firenze
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Nino Filastò Diffamazione: l'autore, Nino Filastò, risarcirà l'ispettore Giuttari
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PONTEDERA. Il libro si intitola "Storia delle merende infami" riecheggiando il titolo del più famoso "Storia della colonna infame" di Manzoni. Ed è costato al suo autore, Antonino Filastò, 73 anni, penalista di Firenze, già difensore di Mario Vanni, una condanna per diffamazione. Il giudice Angelo Perrone ha condannato l'autore del romanzo a quattro mesi di reclusione e al pagamento del risarcimento danni alle parti offese che si sono costituite in giudizio. Dovrà anche sostenere le spese legali per la costituzione di parte civile. Secondo l'accusa, il libro stampato a Pontedera da Bandecchi e Vivaldi (per questo il processo si è svolto negli uffici giudiziari cittadini) offende la reputazione di ufficiali e agenti della polizia di Stato che sono stati in servizio alla questura di Firenze, al gruppo investigativo Gides che si occupava dei delitti seriali Firenze-Perugia, cioè del noto caso giudiziario del mostro di Firenze. Sono stati Michele Giuttari, Michelangelo Castelli, Ermanno Zappi, Alessandro Borghi, Joseph Costa, Vincenzo Mele, Silvio De Brio, Tiziana Colucci, Davide Arena a presentare una querela contro Filastò, in tribunale difesi con grande passione dall'avvocato Sergio Mori di Pontedera. A Giuttari l'autore del libro dovrà pagare 5mila euro di risarcimento, agli altri 4mila. Nel libro, stando all'accusa, si adombra una deliberata intenzionalità persecutoria dei pubblici ufficiali finalizzata esclusivamente all'accrescimento del proprio prestigio professionale. Con questo scopo avrebbero tralasciato intenzionalmente ogni indagine rivolta all'accertamento della verità, scrive Filastò. La "Storia delle merende infami", insomma racconterebbe - per chi è passato alle querele - una realtà secondo cui gli operatori della giustizia sono ispirati da «una incontenibile disonestà intellettuale» che li porta ad assumere «atteggiamenti persecutori nei confronti di singoli in violazione del loro più elementari doveri di correttezza». Per dimostrare il particolare modo di operare degli inquirenti l'autore, ora condannato, fa riferimento a fatti precisi, alcuni di richiamo mediatico. Come il "debutto" a Milano di un libro "Lo scarabeo" scritto da Giuttari sul caso del mostro di Firenze e presentato nel giorno in cui c'era una perquisizione disposta dalle Procure di Firenze e Perugia ad alcuni protagonisti della vicenda del mostro. La vicenda potrebbe non finire in primo grado: nelle sue conclusioni il pm ha chiesto l'assoluzione di Filastò. Il difensore dello scrittore-penalista potrebbe infatti, una volta conosciuta la motivazione, ricorrere in appello contro questa sentenza. S. C.
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