Il Tirreno

Pontedera

Sentenza dopo otto anni: i due professionisti dovranno anche pagare un risarcimento danni

Due medici condannati per lesioni

S.C.
L’aula del tribunale di Pontedera
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L’aula del tribunale di Pontedera

Non diagnosticarono la tigna ad un bambino, che ha avuto postumi permanenti

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 PONTEDERA. Non riconobbero in tempo i sintomi della tigna del cuoio capelluto e questo causò a un bambino - allora aveva solo 5 anni - un calvario con ben 21 interventi alla testa. Ora i due medici finiti a giudizio con l'accusa di lesioni colpose sono stati condannati in primo grado e dovranno pagare un risarcimento.  Alla storia di malasanità, così si può definire visto l'esito del processo che si è svolto in tribunale a Pontedera, se n'è aggiunta nel corso degli anni anche una di malagiustizia. La famiglia del bambino (che abita nel comune di Crespina) ha atteso otto anni per sentire pronunciare una sentenza. «Almeno ora è stata fatta giustizia, abbiamo atteso otto anni, ma è stata compresa la gravità della situazione», commenta il nonno del bambino. Tre mesi di angoscia, quelli ricostruiti durante il processo che sembrava non doversi concludere mai. La tigna non curata tempestivamente aveva ridotto il bambino in condizioni disperate. Era stato curato prima dai medici dell'ospedale Lotti di Pontedera, poi da quelli dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Infinite cure con tanti antibiotici diversi, trasfusioni, niente sembrava dargli sollievo e guarirlo. Un'agoscia che gli ha stravolto la vita, così come quella dei genitori e dei nonni. Poi, grazie a una dermatologa di Firenze, la dottoressa Maria Luisa Battini, che vide il bambino durante uno dei tanti consulti, venne fuori la verità. Era tigna, non riconosciuta in tempo. I fatti risalgono alla fine del 2003 e l'inizio del 2004. Imputati il primario di pediatria del Lotti, Amerigo Celandroni, 61 anni, di Calci, e Maurizio De Martino, 62 anni, di Firenze, responsabile del reparto pediatrico malattie infettive dell'ospedale fiorentino. Entrambi accusati di lesioni personali colpose (con postumi permanenti). Secondo l'accusa, i professionisti non hanno riconosciuto la tigna che il bambino aveva preso da un coniglietto nano che gli era stato regalato e che era morto poco dopo. Il bimbo è stato ricoverato prima al Lotti e dimesso il 7 gennaio 2004 dopo 13 medicazioni, a tutti gli effetti piccoli interventi con anestesia parziale. Per risolvere la questione il piccolo paziente venne trasferito al Meyer di Firenze, dove restò ricoverato dal 19 gennaio al 14 febbraio. Qui venne sottoposto ad altri interventi, ancora sotto anestesia, oltre a una serie di trattamenti antibiotici. Tanto che le conseguenze della diagnosi sbagliata sono ancora visibili: in seguito alla tigna ha perso i capelli nella zona vicino alla nuca dove si era manifestata la malattia.  I due medici sono stati condannati a due mesi di carcere e al pagamento di un risarcimento danni che il giudice ha stabilito in cinquantamila euro alle parti civili, i genitori e il bambino stesso. I dottori si sono sempre difesi sostenendo di aver fatto tutto il possibile per curare il bambino. È molto probabile che presenteranno ricorso in appello contro questa sentenza non appena ne conosceranno le motivazioni.

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