Il Tirreno

Pontedera

Premiato il modello Valdarno

Giacomo Pelfer
Il governatore della Toscana Rossi (a sinistra) con il sindaco Ciaponi
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Il governatore della Toscana Rossi (a sinistra) con il sindaco Ciaponi

Rossi: «Senza immigrazione la Toscana sarebbe regredita»

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 SANTA CROCE. Scorrono le foto dei ragazzi approdati nel Valdarno, i ricordi, i ringraziamenti, racconti di miseria e di guerra proiettati nel buio del teatro Verdi. E' iniziato così, venerdì sera, il dibattito sull'immigrazione e l'accoglienza, con la partecipazione del governatore regionale Enrico Rossi e il vescovo di San Miniato Fausto Tardelli.  Una riflessione dopo l'esperienza che ha coinvolto i Comuni di Santa Croce e Montopoli, con l'accoglienza dei primi migranti tunisini e in questi giorni dei profughi provenienti dalla Libia. Il tutto, in una zona dove l'accoglienza è tutt'altro che un fatto straordinario, come sottolineato dal presidente Rossi, che ha ripercorso le fasi di una vicenda che hanno portato al cosiddetto "modello toscano".  «La nostra è una grande regione - ha esordito Rossi - e lo dimostra anche la partecipazione di questa sera». Il pubblico era quello delle grandi occasioni: tanti gli esponenti politici, gli imprenditori, le associazioni del territorio e le organizzazioni di volontariato. Presenti in platea anche i sei tunisini ancora ospitati a Capanne e numerosi cittadini d'origine straniera. Dalle mani del presidente e del vescovo Tardelli sono stati consegnati gli attestati di riconoscenza per tutti coloro che hanno contribuito all'accoglienza nel Valdarno: dai volontari ai medici, dalle forze dell'ordine alla Caritas.  «Abbiamo creato una rete che non va dispersa - ha detto il sindaco di Montopoli Alessandra Vivaldi -. È stato un test di prova per le future politiche di accoglienza e integrazione». I numeri, in questo senso, vedono Santa Croce ai primissimi posti a livello nazionale. «Abbiamo il 22% di cittadini stranieri - ha affermato il primo cittadino di Santa Croce Osvaldo Ciaponi - e il 44% degli alunni nelle nostre scuole sono nati da genitori d'origine straniera: è la percentuale più alta in Toscana e tra le prime dieci in Italia. Non abbiamo mai considerato questi cittadini come semplice forza lavoro, ma sempre come arricchimento. Non per questo ci consideriamo un modello, ma piuttosto un esempio di risposte diversificate e coordinate rispetto al contesto territoriale».  L'esperienza del Valdarno fa da spunto alle riflessioni del governatore: «Gli stranieri sono il 10% della popolazione regionale, circa 360mila - ha detto Rossi -. Senza immigrazione la Toscana sarebbe regredita anche in termini di ricchezza. Gli stranieri pagano le tasse per circa 1 miliardo di euro e ne riprendono in servizi poco più di 450 milioni. Abbiamo una forza lavoro di origine straniera che merita diritti politici. Allo stesso modo bisogna cambiare la legge che impedisce di richiedere la cittadinanza italiana prima dei 18 anni. Occorre far sentire questi ragazzi italiani, integrarli da subito, senza perdere la nostra identità. Se non s'interviene si prefigura un disastro».  «Ho molto apprezzato la soluzione toscana - ha aggiunto il vescovo Tardelli -, una scelta di buonsenso che ha trovato in questo territorio una tradizione di accoglienza consolidata. Dobbiamo però uscire dalla dimensione dell'emergenza: fare spazio all'altro superando la paura».

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