Il Tirreno

Pontedera

In trecento per soli quindici alloggi

Paola Silvi
La folta platea ieri mattina alla saletta Carpi di via Valtriani
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La folta platea ieri mattina alla saletta Carpi di via Valtriani

Affollato sorteggio per la nuova graduatoria di accesso del Comune

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 PONTEDERA. Le mani di Elvis sono piccole e veloci. Si muovono rapide nell'urna trasparente. Estraggono foglietti. Sorteggiano nomi. E per Monica Karabas è un giorno fortunato perché dalla posizione numero 9 è salita al gradino numero 7. Per Brushaj Lahe invece è andata un po' peggio. E' retrocessa di uno scalino. Alle mani di un bambino di 8 anni, biondo, sveglio, con gli occhiali, è affidata la speranza di avere una casa nel più breve tempo possibile.  In 300 si sono dati appuntamento ieri mattina nella saletta Carpi di via Valtriani per assistere alla roulette delle case popolari "messe in palio" dall'amministrazione comunale. Per stilare la graduatoria definitiva del bando Erp 2010. Sotto gli occhi delle famiglie autorizzate a implorare e dei membri della commissione è arrivato il momento della verità.  «Molte persone hanno pari punti - spiega l'assessore Marco Cecchi - e per stabilire la precedenza è necessario ricorrere al sorteggio». All'insegna della trasparenza e dell'equità di trattamento. Sono stati estratti i nominativi che avevano lo stesso punteggio, calcolato in base a diversi parametri, in primis il reddito e il nucleo familiare, e l'identico anno di anzianità all'interno delle graduatorie. C'è chi ha scalato posizioni, balzando dal numero 27 al 23, dal 70 al 61 e chi è sceso dal 23 al 25. Ma sul piatto della bilancia non ci sono case già pronte da assegnare. «Statisticamente - continua l'assessore - si liberano 15 alloggi popolari ogni anno». Basta fare due conti. In 3 anni solo 45 famiglie potranno aspirare ad un tetto sopra la testa. Le altre 250 dovranno armarsi di pazienza e aspettare. Ma non è facile essere protagonisti di questa triste lotteria dove non ci sono vincitori. Dove l'emergenza abitativa ha i volti degli uomini e delle donne che affollano la sala. Che scrutano attenti lo schermo e la lista che lampeggia. Volti di giovani con lo sfratto, di anziani con la pensione minima costretti a lasciare l'alloggio. Perché nessuno può permettersi di pagare affitti da 500 euro al mese.  «Devo andarmene al più presto dalla casa in cui vivo con la mia bambina - dice Rosa mentre non distoglie lo sguardo dal monitor - perché la figlia della padrona di casa ha bisogno dell'appartamento. Sono vedova e i soldi del mio lavoro e della pensione di mio marito non sono sufficienti». Il bisogno di mura sicure ha la voce dei piccoli che i genitori si sono portati dietro, le espressioni d'intesa che i presenti si scambiano. E la rabbia di qualcuno a cui i punti non tornano. «E' dal 1997 che faccio domanda per la casa popolare - si sfoga Ferdinando Minerva - e ho 8 punti. Perché sono al 50º posto invece di essere al 43º?» Dal Comune rassicurano, garantiscono l'impegno a trovare soluzioni adeguate, ma la corsa alla casa è affannosa. E i desideri lontani dal realizzarsi. La lista è lunga ed è Seidin Ndiaye che staziona all'ultima posizione. «Abito alla stazione, condivido una stanza con mio cugino - racconta - ma non mi rassegno. Sono a Pontedera da 11 anni. Avere un appartamento significherebbe riunire la mia famiglia. Ho moglie e due figli che vorrei portare qui».

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