La manifestazione
Querele incrociate sull'asilo
Sabrina Chiellini
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Lesterno dellasilo Il Giardino dei Colori e Giancarlo Freggia La maestra trasferita: «Mobbing dopo la denuncia sui maltrattamenti»
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NAVACCHIO. Una storia di presunti maltrattamenti nei confronti di bambini si intreccia con la denuncia di una delle insegnanti. Lei accusa una collega di avere metodi troppo "energici". E con l'immediato intervento della cooperativa che gestisce il nido al centro della vicenda. Maestre "in lite" tra loro trasferite, indagine interna che non porta alla luce alcun maltrattamento. L'insegnante, nel frattempo destinata ad un altro incarico, non si dà per vinta. Rinnova le accuse e denuncia per mobbing la cooperativa Paim, la quale a sua volta querela per diffamazione l'insegnante. «Quei gesti non erano niente di grave, per carità», precisa. Nonostante questo scoppia un caso. Emerge che della vicenda, mesi fa, si sono occupati sia i carabinieri (ma non ci sono state denunce) che l'ufficio Scuola del Comune. Ma la maestra ha voluto rendere pubblica la storia: schiaffi sulle mani dei bambini, interventi più energici del dovuto. Roberta Pietroluongo, alla fine dell'anno passato, ha segnalato alla Paim, la cooperativa sociale con quasi 600 dipendenti che gestisce "Il giardino dei colori" di Navacchio, la situazione. «Ma - dice l'insegnante - ho ottenuto solo un trasferimento punitivo». Decisa la replica della Paim. «Non è vero - ha ribadito il presidente di Paim, Giancarlo Freggia - e non ci risulta nessun maltattamento. C'era solo una situazione di incompatibilità fra tre maestre. Per questo anche su sollecitazione del Comune, abbiamo deciso di trasferire in altre strutture le tre insegnanti. È subito tornato un clima di serenità nell'asilo». Ma la maestra non è dello stesso avviso: «Mi sono fatta portavoce delle lamentele di alcuni genitori - ha raccontato all'Ansa la donna - e per settimane non è successo nulla, poi a marzo la Paim ha deciso il trasferimento. Un provvedimento ingiusto e che ci ha esposto alle chiacchiere di genitori e conoscenti, come se fossimo anche noi colpevoli di quei comportamenti. Per questo mi sono ribellata e ho deciso di uscire allo scoperto». L'educatrice professionale, difesa dagli avvocati Francesco Miccoli e Andrea Duretti, ha depositato un ricorso d'urgenza contro il suo trasferimento che sarà discusso nelle prossime settimane, intanto lavora presso un centro diurno della cooperativa a Pisa, nell'assistenza disabili. «In realtà - ha spiegato - sono stata totalmente demansionata e sto subendo un autentico mobbing». Ma Freggia ieri ha contestato anche questa tesi: «Sta lavorando per quella che è la sua esatta qualifica equiparata a un settimo livello professionale - spiega - mentre quando lavorava all'asilo, dove era stata mandata su sua esplicita richiesta benché in assegnazione transitoria, aveva una mansione inferiore, da quinto livello. Dunque siamo sereni e aspettiamo con fiducia l'esito del contenzioso legale». La maestra, che ha affermato di avere assistito direttamente ai presunti maltrattamenti, li ha definiti condotte non idonee: schiaffetti sulle mani per punire i bimbi più vivaci, strattonamenti e rimproveri. «Di questo ho parlato anche alla polizia, perché sono stata sentita come persona informata sui fatti dalla squadra mobile», spiega. Paim ha anche ribadito di «non aver mai ricevuto denunce né dalle insegnanti né dai genitori e che il trasferimento delle educatrici è stato una conseguenza del clima di tensione che si era creato tra le educatrici stesse in merito ai metodi pedagogici applicati». Anche il Comune ha fatto la sua parte. «Di fronte ad alcune segnalazioni di genitori di bambini - spiega il Comune - nell'ambito del controllo sulla qualità dei servizi resi da privati e a tutela preventiva dell'utenza, abbiamo preteso dal gestore del servizio l'adozione senza indugio di tutte le misure atte a ripristinare il regolare funzionamento del servizio, pena la revoca dell'autorizzazione al funzionamento». L'amministrazione comunale ha inoltre immediatamente inviato una informativa dei fatti di cui era venuta a conoscenza alle autorità. «I presunti maltrattamenti ad oggi non risultano dimostrati in alcuna sede».
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