Il Tirreno

Pontedera

Crespina: il sindaco rivolge un ultimo appello al presidente della Regione

L'outlet ha le ore contate

Francesca Suggi
Il sindaco di Crespina Thomas D’Addona
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Il sindaco di Crespina Thomas D’Addona

A rischio la previsione di seicento posti di lavoro

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 CRESPINA. La burocrazia della Regione potrebbe essere fatale per l'outlet di Lavoria. Seicento posti di lavoro a tempo indeterminato sono appesi a timbri e fogli. In trenta giorni si deciderà il futuro del maxi progetto da 60 milioni di euro, in pista da due anni.  E questa volta è proprio il sindaco di Crespina Thomas D'Addona a trasformare la pazienza avuta in un fiume in piena. Di riflessioni. Di rabbia. Di amarezza. «Il progetto potrebbe partire in un mese se arrivassero dalla Regione i metri quadri mancanti, ma potrebbe anche tramontare definitivamente. Fortunatamente ora governa Enrico Rossi, dalle sue dichiarazioni si capisce che c'è ancora una possibilità, ma occorre agire quanto prima».  Non le manda a dire il primo cittadino. Chiare le sue allusioni a chi nel 2009, della passata giunta regionale, azzoppò brutalmente l'investimento con una Svag ridotta di 5mila metri quadri. «E' bene ricordare - rincara - che l'outlet, se avesse avuto i 15mila metri quadri richiesti invece che i 10mila assegnati, sarebbe partito già nel 2009 e in questi giorni sarebbe stato inaugurato». Stessa sorte toccò al Centro commerciale di Livorno, altrettanto penalizzato dalla riduzione di superficie di vendita autorizzabile per la grande distribuzione. «Il risultato di tali scelte di programmazione economica della Regione del passato è che i due progetti presentati sono stati entrambi penalizzati, tanto che nessuno dei due è partito». In questo caso mal comune non è mezzo gaudio. E D'Addona tira pure in ballo gli imprenditori, pronti con il cash in mano, che stanno dietro alla cittadella delle griffe low-cost. «Senza le nuove metrature è chiaro che i costi di realizzazione supererebbero i ricavi e nessun privato, nessuna banca impiegherebbe 60 milioni di euro per un investimento in perdita. E' anche giusto che sia così».  Il primo cittadino si guarda intorno. Ci tiene a precisare che «non sono interessato ad aggiungersi alla lista di corteggiatori di Ikea perché il Comune insieme a investitori di livello internazionale ha già un progetto meraviglioso».  E mette nel mirino tanti degli attori che in questi 3 anni hanno sponsorizzato, oppure osteggiato l'operazione. Senza sconti.  «Tutti coloro che ora piangono per le perdite di opportunità - accende una nuova miccia - dov'erano quando 2 anni fa la Regione falcidiava i progetti di portata pari o addirittura maggiore di quello di Ikea? L'unico intervento istituzionale favorevole è stato quello del presidente Pieroni. L'unico sindacato che si è espresso a favore dell'outlet è stata la Uil. E gli altri? Forse in troppi hanno strizzato l'occhio a chi, per interessi corporativi di bottega, si è sempre mostrato ostile a questo tipo di investimenti. E questi sono i risultati».  D'Addona fa un ultimo appello al presidente della Regione: «Enrico ora tocca a te».

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