Sicurezza
Pugni e violenze su un disabile
Sabrina Chiellini
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Sono sempre più frequenti gli episodi di bullismo tra i giovanissimi Tre minori se la prendono con un trentunenne down
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PONTEDERA. Erano in tre. Adolescenti, non più di sedici anni. Si sono approfittati di un 31enne, affetto dalla sindrome di Down. In una stanza, sul retro di un bar. Lo hanno schiacciato con le spalle al muro. Due gli hanno tenute ferme le mani, stringendole così forte da lasciargli evidenti segni ai polsi, fino a fargliele gonfiare. A turno hanno preso a pugni quel disabile, che ogni giorno incontrano per strada o al bar. E giù con le botte per "divertirsi", convinti di fare una bravata. Per dimostrare quanto sono bulli. Mentre lui, il trentenne cercava di sottrarsi a quel gioco violento che per fortuna si è interrotto da solo. E' successo martedì sera e nessuno nel locale sembra essersi accorto di qualcosa di strano. Quando il disabile è tornato a casa ha nascosto tutto ai genitori. Si è tenuto quel peso dentro, ha trattenuto le lacrime di dolore e l'angoscia dell'aggressione. Poi durante la notte si è sentito male. Si è svegliato, tremava, si disperava. Aveva dolori sopra al torace. La madre lo ha portato all'ospedale "Lotti". A quel punto il "bimbo" - come lo chiamano affettuosamente in famiglia, nonostante l'età sia quella di un uomo maturo - ha ceduto. Ha raccontato dell'aggressione, ha pianto a lungo, superando la vergogna iniziale. I medici dopo averlo visitato e aver constatato la presenza di segni sospetti ai polsi e sul corpo, gli hanno consigliato alcuni giorni di riposo. L'uomo è stato dimesso ed gli è stato consegnato un referto. La famiglia ha voluto saperne di più e così sono emersi altri episodi, segnali di un disagio - quello dei protagonisti degli atti di bullismo - che è andato aumentando nel tempo. Quella del bar non era la prima brutta avventura che la vittima ha raccontato. Una volta uno dei tre ragazzi gli avrebbe preso il cellulare e gli avrebbe consumato l'intero credito della scheda telefonica. In altre occasioni gli avrebbero chiesto i soldi per una partita ai videogiochi. Gli rivolgevano frasi come: «Hai portato i soldi per giocare? Allora dammeli...». Lo facevano con molta frequenza nelle ultime settimane. La madre del disabile, ieri mattina, è andata in caserma. A lei ci siamo rivolte per avere conferma degli atti di bullismo. La donna ha confermato gli episodi raccontati dal figlio. «So che ho tempo tre mesi per presentare una querela - dice, ammettendo di essersi consultata anche con un avvocato -. Sono anch'io una madre e penso ai genitori di quei ragazzini, così ho preso un po' di tempo per decidere cosa fare». Chi è venuto a conoscenza degli atti di bullismo nei confronti del trentenne down, ha preso immediatamente le distanze da quello che è avvenuto, sperando nell'intervento dei genitori dei minorenni (uno di questi è extracomunitario). Un intervento deciso, che metta fine a certi atteggiamenti persecutori inaccettabili se compiuti contro coetanei. E ancora di più quando avvengono nei confronti di chi vive un disagio e non può difendersi.
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