Il Tirreno

Pontedera

Dal Seggio del Palio alla sfida per il Comune

Paola Silvi
Dal Seggio del Palio alla sfida per il Comune

Alberto Spigai spiega cosa farà se dovesse essere eletto primo cittadino

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 BUTI. Imprenditore di lungo corso, impegnato nella società civile, Alberto Spigai (foto) è presidente da 7 anni del Seggio di Sant'Antonio Abate, che organizza e promuove il Palio.  Spigai corre per la poltrona di sindaco di Buti alla guida di una lista civica appoggiata dal Pdl.  Perché si è candidato a sindaco?  «Molti amici e conoscenti mi hanno sollecitano ad accettare la candidatura, dicendo che c'è bisogno di una svolta. Di un cambiamento. Mi sono messo in gioco non per fare carriera politica ma per svolgere un servizio.  Libro preferito?  «Preferisco quotidiani».  Di che cosa pensa che Buti abbia più bisogno: verde pubblico o strade nuove?  «La seconda senza dubbio. Ma è inutile sognare ad occhi aperti. Pensiamo allora al verde pubblico».  Quale è la prima cosa che farà quando sarà eletto sindaco?  «Andare in Comune. Controllare i bilanci e verificare gli sprechi».  Cosa pensa della macchina comunale?  «Che il Comune dovrebbe restare aperto a tutte le ore per accogliere i cittadini, ascoltarli e aiutarli. Al momento manca il confronto».  Che voto darebbe a segretario e dirigenti?  «Una valutazione non sufficiente».  Che cosa mette al primo posto il suo programma elettorale?  «La pulizia, il decoro. Un'attenzione alla qualità ambientale duratura e continuativa. Vorrei poi incentivare il turismo. Portare i visitatori non solo nel fine settimana ma distribuirne l'afflusso. Sogno di riaprire una stanza del castello da dedicare a mostre e convegni che valorizzino il territorio. Senza contare il settore industriale e il recupero degli antichi mestieri. Una volta Buti e Cascine ospitavano molte più ditte ed erano una fucina di segherie, frantoi, corbellai. Oggi queste realtà sono scomparse».  Se dovesse tagliare le spese del bilancio comunale dove andrebbe a colpire?  «Non vorrei tagliare proprio niente. Anzi. Se dovessi essere eletto metterei il mio compenso in una sorta di cassa comune da utilizzare per le famiglie bisognose, per i pensionati che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese».  Quale è la spesa più assurda del Comune negli ultimi anni?  «Ce ne sono tante. Dal museo del Frantoio inaugurato 5 anni fa e raramente aperto al pubblico ai soldi spesi per trasferire i vigili urbani in un edificio dove devono pagare l'affitto. Dalla caserma dei carabinieri non ancora finita al vicino campo di calcetto in stato di abbandono».  Se non venisse eletto sindaco chi vorrebbe lo diventasse?  «Non vorrei un sindaco espressione della coalizione che ha governato nelle ultime legislature».

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