Il dolore
Sindaco da 10 anni: «Che impegno!»
Guido Bini
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Il sindaco uscente Roberto Serafini e una veduta di ButiSerafini lascia la poltrona a Buti e ricorda la gran mole di lavoro
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BUTI. Quando fu eletto per la prima volta sindaco di Buti, nel 2001, Roberto Serafini (nella foto) era già calvo. Dunque, in tutti questi anni, i capelli non li ha potuti certo perdere ma, assicura lui, «dieci anni alla guida di un'amministrazione pesano come trent'anni di vita, soprattutto in un comune piccolo come Buti». «Qui - aggiunge - il sindaco sta sì nel suo ufficio ma con la porta per tutti sempre aperta, per qualsiasi problema o presunto tale». Seduto alla sua scrivania, in una stanza come sempre semibuia e piena di scartoffie, Serafini si gode i suoi ultimi giorni da primo cittadino, non senza un pizzico di nostalgia. «Come al solito controllo le e-mail che arrivano - ci racconta -, che annunciano riunioni in Provincia o in Regione: leggo l'appuntamento, penso a quello che ci sarà da dire, e solo dopo mi rendo conto che per quella data non spetterà più a me parteciparvi». «Sono pochi - prosegue - quelli che davvero si rendono conto della mole di lavoro e delle responsabilità che spettano a un sindaco. Che in questi anni sono andate via via aumentando, vuoi per le difficoltà economiche vuoi per le leggi che non fanno altro che cambiare, di continuo, da un giorno all'altro». Anche per questo Serafini si ricorda con piacere delle visite in Comune delle scolaresche: «Perché soltanto entrando in Comune i bambini, come gli adulti, possono realmente capire come funziona la macchina comunale e sapere che appartiene anche a loro». Tra le opere realizzate nei suoi due mandati di cui va più orgoglioso, Serafini cita il parcheggio di via Rio dei Ceci, il rifacimento della piazza Garibaldi e le ristrutturazioni dell'ex cinema Vittoria e del frantoio Rossoni. «Buti - dice -, grazie al frantoio e al recupero delle tradizioni del Maggio, è stata scelta dalla Provincia come punto di riferimento a livello europeo per quel che riguarda le nostre tradizioni rurali, con compiti di documentazione e archiviazione. E' un ruolo che ci siamo conquistati e di cui, credo, in futuro la comunità di Buti potrà andare molto orgogliosa». Restando sul fronte culturale, Roberto Serafini ricorda poi con piacere la cittadinanza onoraria concessa nel 2003 ai registi Jean Marie Straub e Daniéle Huillet, nonché il viaggio in Palestina organizzato dall'Arci nel 2007. «Sono state esperienze bellissime e uniche - dice in proposito -, impreziosite dal fatto di averle potute vivere in prima persona, in qualità di sindaco». Così come, sempre in qualità di primo cittadino, Serafini è stato chiamato a celebrare numerosi matrimoni. «Appena fui eletto sindaco nel 2001 - rivela - il fatto di dover celebrare i matrimoni mi metteva un po' a disagio. Poi, però, è naturale che uno ci faccia l'abitudine. Ricordo con piacere il matrimonio di una coppia tedesca, alla quale sono rimasto molto legato, che per ringraziare mi spedì un rebus la cui soluzione recitava: "Auguri a Buti e alla sua comunità"». Il rammarico più grande, invece, è la mancata ristrutturazione di Castel Tonini: «Davvero mi dispiace non esserci riuscito - commenta il sindaco uscente - ma almeno posso dire di averle provate tutte, dal progetto con l'università di Pisa al project financing, naufragato per i paletti imposti alla spesa». Ma cosa farà adesso? Alla soglia dei sessantanni, che compirà a settembre, Serafini tornerà al suo lavoro: «Mi mancano sette mesi alla pensione e così tornerò a lavorare per la ditta Morelli. Poi, per certo, continuerò a fare politica, ma solo in forma volontaria e laddove sarà richiesto il mio contributo». In conclusione, i ringraziamenti d'obbligo sono per la famiglia che, dice, «in questi dieci anni mi ha sempre supportato e sopportato». E nelle parole del sindaco, ormai giunto alla fine del suo compito, si legge la voglia di tornare presto a godere delle piccole cose. Come per esempio una bella nevicata: «In questi anni veder cadere anche un solo fiocco di neve significava per me problemi in vista. Mentre adesso già mi pregusto la prossima nevicata, peché potrò mettermi liberamente a giocare e a far pallate di neve».
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