La manifestazione
Conciari, prove di dialogo
Giacomo Pelfer
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Operai al lavoro in conceria Si sblocca la trattativa per il rinnovo del contratto di categoria
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SANTA CROCE. Si riaprirà lunedì 23 maggio la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori conciari. E' quanto è stato deciso ieri dal direttore di Unic, Salvatore Mercogliano, e i rappresentanti sindacali delle segreterie nazionali. «L'obiettivo era quello verificare le condizioni per una ripresa della trattativa - spiega Giancarlo Straini della segreteria nazionale della Filcem-Cgil -. Una vertenza che secondo noi non è mai iniziata. Ci siamo accordati per una riunione in forma plenaria che si terrà il 23 maggio nella sede Unic di Milano. Per adesso, ciascuna delle parti si è limitata a indicare i punti considerati inaccettabili. Per arrivare ad una vera trattativa, in pratica, ognuno dovrà sgombrare il tavolo da quelle richieste che l'altro considera indigeribili». Sul fronte degli imprenditori, spiega Straini, potrebbero cadere alcune pregiudiziali sull'eliminazione della contrattazione preventiva per i cambi d'orario in azienda e la cancellazione della retribuzione per i primi tre giorni di malattia. Dall'altro lato, invece, i sindacati saranno chiamati a rinunciare al tetto del 23% per l'assunzione di personale con contratti atipici. E' soprattutto questo il punto che l'Unic considera inaccettabile. Ed è quello che sta maggiormente a cuore agli imprenditori del distretto di Santa Croce, molto più di quanto interessi ai colleghi veneti di Arzignano, che spingono con forza sui giorni di malattia. «Discuteremo la questione in sede sindacale - prosegue Straini - per capire a cosa possiamo rinunciare e assumere una posizione in vista dell'incontro del 23. Per adesso valutiamo positivamente il fatto che l'Unic abbia accettato d'incontrarci, dopo alcuni mesi nei quali sembrava avere tutto l'interesse a rinviare nel tempo la questione». La sensazione, quindi, è che molto si deciderà sul campo della flessibilità, con le aziende, da un lato, che chiedono campo libero nell'assunzione di personale a tempo o interinale e i sindacati, dall'altro, che reclamano un freno contro chi approfitta della situazione agitando lo spauracchio della crisi.
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