La manifestazione
Museo, dal cuoio allo spreco
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Linterno del Museo del cuoio Giannotti non ha dubbi: «Quell'immobile va venduto In quanto realizzato non c'è la storia della conceria»
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SANTA CROCE. «Un mausoleo allo spreco». Così Stefano Giannotti de "Il centrodestra per Santa Croce" definisce quello che un giorno dovrebbe diventare il museo del cuoio. Dopo le prime immagini, mostrate in anteprima dal Tirreno, Giannotti ripete che la struttura non è un simbolo dell'attività conciaria, e che l'unico futuro possibile è l'alienazione dell'immobile. «È sicuro che di questa pesante eredità l'amministrazione avrebbe fatto volentieri a meno, visto che rischia di rimanere un mausoleo a ricordo dello spreco di pubblico denaro, che peserà sulle casse comunali per molti anni, fino a che non si troverà il modo per alienarlo senza perderci la faccia». Tra i commenti apparsi in questi giorni Giannotti apre alle proposte di Donati, «che non esclude a priori la possibilità di una futura alienazione dell'immobile - dice -. Non commentabile, per contro, è l'intervento della capogruppo Pdl in consiglio comunale, che assomiglia più ad un racconto di "Alice nel paese delle meraviglie". Il vero problema è che ciò che è stato realizzato non rappresenta in nessun modo la storia della conceria. Non è con un bottale non troppo vecchio, con delle vasche o con una caldaia a gasolio di 40 anni fa che si realizza un museo della conceria». E prosegue: «Dove sono i vecchi "fontini" dove i nostri nonni e bisnonni mettevano le pelli secche a rinverdire? Dove è la "vasca" dove si spegneva la calce viva? Dove sono quelle belle lastre di marmo dove si "pianavano" le pelli conciate e che fine hanno fatto i cavalletti dove un tempo si scarnavano le pelli? Pensiamo, in tutta onestà, che l'assessore Bucci sappia molto di arte e letteratura ma ben poco di storia della conceria. Le auguriamo che la mostra fotografica di Oliviero Toscani si faccia, visto che l'aveva già annunciata in agosto». Infine una proposta: «Trasferire la saletta Vallini nell'ex Conceria Lapi - spiega Giannotti - in modo da liberare spazio nella biblioteca comunale. Resta da definire cosa fare nella parte moderna, pratico esempio di grandi spazi inutilizzabili». G.P.
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