Toscana
Diario di bordo di un viaggio che vale una vita
Paola Silvi
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Unimmagine scattata durante il viaggio in Burkina Faso dagli studenti Il cuore della quinta B Erica dell'Its Cattaneo da San Miniato arriva fino in Burkina Faso
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SAN MINIATO. Il cuore della quinta B Erica dell'Its Cattaneo di San Miniato arriva fino al Burkina Faso. A colpi di solidarietà e cooperazione. Un viaggio di vita più che d'istruzione che gli studenti sanminitesi hanno compiuto nell'ambito del progetto "Tante mani un solo cuore" promosso dalla Fondazione Il cuore si scioglie Onlus e reso possibile grazie al Movimento Shalom. Un'iniziativa intensa, come loro stessi la definiscono, raccontata in un diario di bordo. Con cronache dettagliate, resoconti appassionati, foto e video in bilico tra paesaggi deserti, colori delle culture e l'emozione del reciproco scambio. «L'aria di quel "Nuovo Mondo" ci ha spiazzati, avevamo una sensazione di smarrimento e che tutto fosse cambiato in un solo secondo», scrive Benedetta nella prima pagina del diario-reportage di questa gita sui generis. «In aeroporto, ad accoglierci - continua - abbiamo trovato Jonas, il nostro accompagnatore che ci ha guidati alla scoperta del Burkina Faso. Da subito abbiamo percepito la capacità degli abitanti di farci sentire parte integrante del posto, donandoci affetto e sperando di riceverlo. Da qui è iniziata l'avventura». Il microcredito offerto alle donne del luogo, le donazioni utilizzate per aprire piccole botteghe artigianali o per mandare i figli a scuola, le iniziative di beneficienza e le adozioni a distanza erano lo scopo. Ma la settimana in Africa è stata molto di più. Dalle cave di pietra di Pissy, definite da Adelina «una sorta di girone infernale», dove lavorano fianco a fianco, «in un'atmosfera terribile, con un'aria irrespirabile, senza distinzione, donne, anziani, bambini» alla visita di un liceo per sole ragazze a Ouagadougou. «Loro - descrive Aurora - studiano 8 ore al giorno ed una classe può contare anche 52 alunni». Dall'orfanotrofio di Tampui alla moschea di Bani. Realtà diverse, nate sotto il segno della povertà e della mancanza. «Situazioni commoventi - aggiunge Giada - che ci hanno fatto riflettere sulla nostra vita, su quanto siamo fortunati. Non dimenticheremo mai i bambini dell'orfanotrofio in fila, silenziosi e composti, in attesa della razione di cibo, forse l'unica della giornata. Il loro saper essere generosi e rispettosi delle esigenze dei compagni». Fino all'ultimo chicco di riso condiviso fra fratelli, fra amici. «A tutti noi - racconta Sara - sono rimaste ben in mente quelle faccette dal colore scuro e quegli occhi grandi grandi che ci venivano vicino. E' stato drammatico invece il momento del saluto perché avremmo voluto tenerli ancora tra le nostre braccia, trasmettergli il nostro affetto e magari aiutarli il più possibile».
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