Il Tirreno

Pontedera

Conciari, il contratto spacca le anime della sinistra

Giacomo Pelfer
Un operaio al lavoro all’interno di una conceria
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Un operaio al lavoro all’interno di una conceria

Botta e risposta tra Pd e Comunisti sugli ordini del giorno votati in consiglio a San Miniato

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 SAN MINIATO. Duro botta e risposta tra Pd e Comunisti Uniti di San Miniato sulla questione del rinnovo dei lavoratori conciari, scaduto dal 31 ottobre scorso. In un'ordine del giorno presentato dal gruppo Pd e votato a larga maggioranza, si sollecita la ripresa delle trattativa, ormai bloccata da gennaio.  «Sottolineando - spiega il capogruppo Simone Giglioli - che il terreno sul quale il distretto conciario del Valdarno Inferiore può continuare ad essere competitivo è quello della qualità, dell'innovazione, dell'affermazione dei principi di compatibilità con l'ambiente e con la salute, senza alcun bisogno d'importare dall'esterno modelli di smantellamento della contrattazione nazionale». L'ordine del giorno, che impegna il sindaco e la giunta a fare il possibile per riavviare la trattativa, è stato votato anche dai consiglieri Pdl, Udc e Sel, con l'unico voto contrario di Fabio Corsi dei Comunisti Uniti.  «Corsi si era già distinto - attacca Giglioli - per aver votato contro una presa di posizione, sollecitata in particolare dall'assessore di Rifondazione al Comune di Montopoli, per invitare la Regione a garantire un'adeguata presenza dei controlli ambientali. Questo voto dimostra una volta di più che l'unico obiettivo su cui Corsi e la sua forza politica sono disposti a impegnarsi è attaccare il Pd».  Durissima la replica di Corsi: «Comprendiamo - dice - che Giglioli debba arrampicarsi sugli specchi per mantenersi a galla nel suo partito. Del resto la sua gestione consiliare è stata recentemente definita "un vero disastro politico" dai suoi». Corsi rivendica quindi di aver votato il successivo ordine del giorno presentato da Sel sempre sullo stesso argomento, «dove si esprime una chiara contrarietà al modello Marchionne - dice -, che punta alla distruzione del contratto nazionale e alla reintroduzione delle gabbie salariali. Gli industriali della zona da un parte chiedono soldi pubblici alle amministrazioni, come per il Tubone (con il Pd e la destra che si sbracciano per accontentarli), e dall'altra rivendicano il modello Marchionne. I Comunisti Uniti si sono quindi coerentemente rifiutati di votare un ordine del giorno nel quale ci si guarda bene dal condannare il modello Marchionne, che la maggioranza del Pd sostiene con i suoi dirigenti».

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