Il Tirreno

Pontedera

LE TESTIMONIANZE

«Ai giovani manca carattere»

Andreas Quirici
«Ai giovani manca carattere»

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 PONSACCO. «Tra il 1994 e il 1999 ogni sabato sono venuto all'Insomnia spendendo tutto quel che avevo guadagnato durante la settimana. Aspettavo il momento di partire per la Toscana. Era bellissimo». Il 30enne che parla alle 4 di notte davanti alle telecamere che registrano le immagini per il documentario «Ho sofferto d'Insomnia» è di Genova. Lo stesso luogo da cui era partito Aldo Valentini. «Noi liguri siamo sempre stati in tanti qui, dominavamo la scena e se fai un giro per questo ultimo "after" ti rendi conto che siamo l'80%». Una passione tramandata di generazione in generazione che il ragazzo morto all'ospedale di Pontedera l'altra mattina deve aver raccolto con un mito da osservare da vicino. L'ultimo «Mezzanottemezzogiorno» per lui fatale.  «I giovani di oggi hanno meno carattere di quel che avevamo noi negli anni Novanta e si vede da come si vestono. Tutti in canottiera e scarpe da ginnastica. Prima si studiava il look cercando di rendersi il più colorato e originale possibile». Karen è argentina, ma vive a Roma dopo aver fatto la ballerina all'Insomnia negli anni d'oro. Sabato notte è voluta tornare insieme ad altre due sue amiche romane che 15 anni fa venivano a Ponsacco ogni weekend. Il trio è nel Penepole, il priveé poco affollato, forse perché da sempre più intimo e meno accessibile alla massa. «Io sono qui con mia figlia che ha 23 anni - racconta Anna, una del gruppo di romane in cui c'è anche Mirea - ma i tempi sono veramente cambiati. Ormai si pensa solo allo sballo, meno a divertirsi». Parole pronunciate intorno alle 2, quasi un inconsapevole monito per quel che sarebbe successo di li a poco.  Alla porta del priveé, così come faceva negli anni Novanta, fa selezione Valentina. Anche per lei un tuffo nel passato, ma che non regala eccessivi entusiasmi. «Sono tornata volentieri dopo 15 anni - racconta mentre con un occhio scruta chi cerca di convincerla a entrare - perché mancavo da tempo e ho avuto l'occasione di rivedere molte facce che avevo ormai perso. Ho salutato tutti volentieri, ma devo ammettere che è cambiato molto dell'atmosfera di allora. Non c'è più cura nel vestirsi e nel comportarsi. C'è troppa voglia di pensare solo allo sballo». Le ore scorrono e si fa mattino. Alle 10 il vicinato è sveglio e proprio accanto al locale c'è Mario Tulli in piedi nel giardino di casa come a controllare che tutto vada per il meglio, anche se non vede un ragazzo che sta urinando al di là della siepe. «Tutto sommato è andata bene - dice l'uomo - salvo per un gruppo che alle 4 si è messo a ballare intorno all'auto perché dentro c'era troppa gente. Menomale che adesso la butteranno giù e non avremo più nessun tipo di problema».

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