Il Tirreno

Pontedera

La storia, tutta questione di pelle

Giacomo Pelfer
Un vecchio macchinario da conceria lasciato intatto nel Museo
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Un vecchio macchinario da conceria lasciato intatto nel Museo

Viaggio in anteprima alla scoperta del Museo della concia e del cuoio

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 SANTA CROCE. Un gioiello di architettura per un monumento all'ingegno, al sudore, all'eccellenza di Santa Croce e del suo distretto. Siamo entrati in anteprima in quello che un giorno dovrebbe diventare il Museo della concia e del cuoio.  Uno scrigno, ancora vuoto, ma che già meriterebbe di essere visto, quanto meno per cogliere l'idea che ha ispirato l'architetto Massimo Carmassi, con un progetto che unisce modernità e conservazione.  La scelta dei materiali, le forme, i giochi di luce si uniscono alla conservazione meticolosa di tutto ciò che ha a che fare con la concia e la sua storia.  Il progetto, infatti, fonde insieme il vecchio edificio della conceria Lapi, affacciata su via di Pelle, con la nuova struttura "lenticolare" di Carmassi: una sorta di grande occhio, dalla forma allungata, costruito in calcestruzzo e mattoni di rivestimento. I due edifici, uniti al porticato realizzato sul lato sud, fanno da cornice a un nuovo spazio pubblico sorto dalla demolizione dei macelli comunali, di cui è stato risparmiato e restaurato il vecchio prospetto monumentale.  L'ingresso al futuro museo è pensato all'estremità sud della struttura lenticolare. L'impatto è di grande suggestione: si percepisce subito l'andamento curvilineo dell'edificio, rimarcato dai fasci di luce che entrano, sottili, dalle due file di lucernari nel soffitto, segnando il contrasto tra il rosso dei mattoni, il quarzo del pavimento e la trasparenze delle vetrate.  L'edificio è percorso da un ballatoio collegato al piano terra da una scalinata e da un ascensore a vetri. Sotto il ballatoio sorgono gli spazi per i servizi igienici e il guardaroba. Da qui, un giorno, dovrebbe iniziare il percorso museale.  Dopo una prima esposizione storica sulla lavorazione della pelle si entra nella conceria vera e propria, collegata al nuovo edificio da un ponte in vetro. E qui Carmassi ha voluto conservare l'anima stessa della concia, lasciando intatte le vasche, i vecchi macchinari, gli infissi in legno, gli impianti e la tubature alle pareti, senza toccare soprattutto quei muri sporchi di lavoro, con quell'odore inconfondibile di tannino che ha invaso ogni stanza del futuro museo.  Una scala conduce al primo piano della conceria, destinata all'asciugatura delle pelli, con gli inconfondibili finestroni alle pareti e centinaia di ganci affissi alle travi del tetto. Rimane anche la vecchia caldaia, con le tubature in alluminio distribuite per tutto il primo piano. Da qui, un secondo ponte a vetri conduce il visitatore sul ballatoio del nuovo edificio ritornando al punto di partenza.  «Bisogna entrare in questa struttura per rendersi conto di cosa stiamo parlando - dice l'assessore alla cultura Mariangela Bucci -; per questo stiamo facendo il possibile per aprirlo quanto prima alla cittadinanza. E' un progetto di lungo respiro degno di una grande città, un investimento sul futuro di questo distretto, non una spesa inutile. Pensare di venderlo, come propone qualcuno, sarebbe solo un'entrata istantanea, oltre che un segnale molto negativo per il territorio». L'obiettivo dell'amministrazione è quello di ottenere quanto prima l'agibilità. Nel 2010 è stato completato l'impianto elettrico e installato il sistema d'allarme (con una spesa di 15mila euro), ma per aprire la struttura in maniera permanente ne servono ancora 25mila. «E' stato il Patto di Stabilità a frenare gli ultimi lavori - afferma Bucci -; fino ad oggi i tempi sono stati lunghi ma non biblici. E non è vero che la struttura è rimasta ferma e inutilizzata per chissà quanto tempo: il grosso degli interventi si è chiuso nel 2009».  Per la prima apertura ufficiale al pubblico il Museo dovrebbe ospitare la mostra "Hand made in Italy" di Oliviero Toscani: 30 gigantografie di prodotti in pelle e cuoio realizzate per il Consorzio vera pelle conciata al vegetale. Le immagini, concesse in comodato d'uso, sono già all'interno del museo da alcuni mesi, in attesa che le porte si aprano una volte per tutte.

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