Sicurezza
L'Unione si fa garante delle badanti
Jacopo Paganelli
Un corso di formazione e un albo a tutela della loro professionalità
2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Un protocollo d'intesa importante quello siglato ieri fra Unione dei comuni della Valdera, provincia di Pisa e Società della salute. E che prende atto, come ha ricordato Filippo Fatticcioni, presidente dell'Unione, dell'incontro fra più e diverse fragilità: «Quella dell'anziano e dei soggetti con limitata autonomia. Poi quella della famiglia, non più in grado di farsi carico da sola della cura dei propri soggetti deboli. Infine, sullo sfondo, quella di un sistema del welfare che fatica a dare risposte adeguate ai bisogni di tutti». A questo scopo è stato firmato il documento "per la realizzazione di un sistema di governante locale per il coordinamento del lavoro di cura domiciliare». In pratica si continua e si perfeziona ulteriormente un percorso iniziato da tempo. Sul piatto c'erano già, infatti, i corsi formativi di 220 ore per il conseguimento della qualifica regionale di addetto all'assistenza familiare, con l'inserimento nell'albo degli abilitati. Oltre alla messa in funzione di un sistema buoni servizio per le famiglie che assumevano in modo regolare le badanti e l'apertura di un centro integrato di servizi, gestito dalla cooperativa sociale "Il progetto". A cui, per ora, si sono rivolte circa 200 persone. L'apripista nella governance del fenomeno delle badanti, come ricorda l'assessore provinciale Anna Romei, è stata la Valdera. Seguita poi dal Valdarno e dalla Valdicecina. «Il fenomeno delle governanti straniere - commenta l'assessore - sfuggiva perché c'era la forte presenza della malavita: quando l'anziano in cura muore, queste sono facili preda, specialmente se giovani e carine, di giri di prostituzione. A tale scopo abbiamo inteso cercare di colorare le zone grigie e nere». L'ultimo tassello è quello della manciata di appartamenti temporanei, destinati ad accogliere le donne in uscita dal lavoro di assistenza. Tassello che si innesta sui ben 18.000 euro venuti dai 5 per mille e indirizzati ai contributi versati agli assistenti familiari, per favorire la loro permanenza nei domicili. Attualmente, la lista d'attesa per usufruire di questi contributi è di 40-50 persone. «Abbiamo anche dovuto constatare un fenomeno abbastanza emergente: se prima erano solo straniere quelle che si rivolgevano ai nostri centri, adesso, con la crisi, anche le italiane accettano orari partime magari di 3 o 4 ore», afferma la Anna Romei.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
