Il Tirreno

Pontedera

«Ignorate le nostre richieste»

Giacomo Pelfer
Il sindaco Ciaponi; sopra tecnici Arpat al lavoro
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Il sindaco Ciaponi; sopra tecnici Arpat al lavoro

Un incontro tra gli assessori dei Comuni del Valdarno e i sindaci

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 MONTOPOLI. Nuovo incontro sul futuro dell'Arpat di San Romano. Questa volta tutto interno al comprensorio. Nei prossimi giorni, infatti, gli assessori all'ambiente dei 6 Comuni del Valdarno dovrebbero incontrare i sindaci di Santa Croce e Montopoli, Osvaldo Ciaponi e Alessandra Vivaldi, gli unici ad aver partecipato al vertice del 7 aprile con l'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini. È una richiesta di chiarimento, che arriva ad un mese dal taglio del personale Arpat di San Romano, passato da 5 a 3 operatori. Anche per questo, due giorni prima del vertice con Bramerini (il 5 aprile), sindaci e assessori del comprensorio si erano riuniti in Comune a Santa Croce per stilare un promemoria da presentare in Regione, mettendo nero su bianco considerazioni e richieste molto precise, di cui però non c'è traccia nel resoconto del vertice diramato dagli uffici regionali nel pomeriggio del 7 aprile. La Regione ha parlato di un protocollo della durata di 5 anni, garantendo al centro di San Romano le stesse risorse del 2010. La questione del personale è stata invece affidata al nuovo direttore generale di Arpat, Giovanni Barca, che dovrà pronunciarsi in merito entro la fine dell'anno. Un resoconto che sembra non aver soddisfatto alcuni tra gli amministratori locali del comprensorio.  Nel documento affidato a Ciaponi e Vivaldi, infatti, si ripercorreva tutta la storia del centro di San Romano, dal '96 ad oggi, insistendo sull'importanza della prevenzione e del telerilevamento, ricordando i risultati ottenuti negli ultimi anni sulla qualità dell'aria e ribadendo la necessità di dotare il centro di almeno 6 operatori. «Il distretto conciario è definito area critica dal Praa (Piano regionale di azione ambientale) - si legge nel documento -; amministratori locali e associazioni imprenditoriali si sono posti obiettivi di risanamento ambientale con la riduzione delle emissioni in atmosfera. Il Centro di prevenzione e telerilevamento ha garantito il raggiungimento di questi obiettivi e di risultati molto importanti. Le recenti vicende di carattere sanitario (vedi casi leucemie) rafforzano l'esigenza di un centro forte che supporta e integra le attività della Asl. Quest'attività è richiamata nella voce 120 della Carta dei Servizi come attività "istituzionale obbligatoria". Quanto al personale, è appurato e documentato che è sempre stato in numero superiore agli attuali 3, raggiungendo le 8 unità attorno al 2005, giustificate dalla complessità dell'attività svolta, che rende obbligatoria la presenza in zona, non delegabile». Da qui le richieste: «Visto quanto sopra occorre superare la prima interpretazione e riconoscere l'attività come "obbligatoria". Conseguentemente, gli oneri, che derivano dalla presenza di un numero di operatori minimo (6), come riconosciuto dall'accordo del 2006, dovranno fare carico alla Regione Toscana». Prima della sottoscrizione di un nuovo protocollo, quindi, si chiede la conferma di quanto stabilito nel 2006, con il conferimento al centro di San Romano della qualifica di centro regionale. In caso contrario, si minaccia di non garantire più le risorse messe in campo da Comuni, depuratori e aziende. «I contributi fin qui erogati dalle attività collegate al centro - si legge - (circa 95mila euro l'anno), possono essere confermati a condizione che si realizzi quanto riportato in precedenza».

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