Proteste
Bretella monca, scoppia la protesta
Giacomo Pelfer
Imprenditori infuriati per la cancellazione dell'uscita per le zone industriali
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CASTELFRANCO. Ore 12 di venerdì 22 aprile sulla provinciale Francesca Nord, direzione Santa Croce: un furgone e due auto si gettano nel caos della provinciale dallo stop di via Bernini, sperando che qualcuno inchiodi e li faccia entrare. Manovre da brivido in un comunissimo giorno di lavoro. È così ormai che si viaggia tra Castelfranco e Santa Croce, da quando la Bretella del Cuoio ha sancito la chiusura di via Fucini, l'unico collegamento diretto, da sempre, tra le due zone industriali. Il tutto, senza prevedere una strada sostitutiva, un sottopassaggio, qualcosa da realizzare in tempi ragionevoli. La soluzione al problema sarebbe l'uscita intermedia della Bretella, con i due "braccetti" verso via delle Confina e via Sant'Andrea, che furono inseriti nel progetto in un secondo momento. Un'opera, tuttavia, condannata ad aspettare per chissà quanto tempo, in attesa che i Comuni di Castelfranco e Santa Croce trovino il modo e i tempi per finanziare i lavori, stimati in 740mila euro. Tra qualche mese la Bretella sarà pronta, ma senza l'uscita intermedia resterà un ostacolo per i collegamenti interni. Gli imprenditori sono esasperati, soprattutto a Castelfranco, dove hanno sede numerose aziende artigiane che ogni giorno fanno la spola verso le concerie di Santa Croce. «Un problema enorme per gli spostamenti interni», dice Mauro Orazzini, presidente del consorzio Coaque del macrolotto di Castelfranco. «La Bretella - ricorda - fu progettata quando ancora il macrolotto non esisteva; l'idea era di unire velocemente la superstrada alla Francesca Bis, senza intersezioni. E da questo punto di vista è perfetta. Il problema nasce dall'interruzione di via Fucini, che, nonostante i suoi limiti, era l'unico collegamento tra le due zone industriali. L'idea di collegarla alla Bretella o di realizzare un sottopassaggio fu scartata quando si inserì nel progetto l'uscita intermedia. Si tratta però di un'opera destinata ad aspettare degli anni: sul lato di Castelfranco si devono ancora fare gli espropri». La rotatoria da cui dovrebbero partire i "braccetti" è già realizzata; tuttavia, mentre sul lato Santa Croce è stato lasciato un varco per la futura strada, sul lato Castelfranco è stato realizzato un cordonato di cemento armato, che non fa altro che accrescere la paure degli imprenditori. Così, al momento, per spostarsi dalle aziende di Castelfranco a quelle di Santa Croce rimangono due possibilità: raggiungere la Francesca Nord dal pericoloso stop di via Bernini, oppure arrivare sullo stop della Francesca Bis (altrettanto pericoloso). Tra le ditte di Castelfranco è partita anche una petizione, che conta già una cinquantina di aziende. «Non vogliamo fare polemica - precisa Orazzini -. L'obiettivo è accelerare la realizzazione dell'uscita intermedia; siamo anche disposti a fare la nostra parte». L'appello è rivolto soprattutto all'amministrazione di Santa Croce, sul cui territorio ricade tutta l'opera, compreso il collegamento con Castelfranco, che non sarà possibile prima di un accordo tra i due Comuni. Girando tra le aziende il malcontento è forte. «Prima mandavamo gli operai alla mensa di Santa Croce - raccontano i titolari di "Zari e Bordin" (smerigliatura pelli) -, ora gli paghiamo il pranzo qui al bar, sennò non tornano più». «I braccetti non sono un accessorio, sono fondamentali per la sicurezza e per il lavoro - aggiunge Ezio Castellani della conceria "Sciarada" -, perché già il lavoro è abbastanza duro, evitiamo almeno di ostacolarlo».
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