Sicurezza
Delca, posti a rischio l'azienda si avvia verso il concordato
Guido Bini
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Lo stabilimento della azienda Delca a Lugnano 2 MINUTI DI LETTURA
LUGNANO. La Delca, l'azienda della Piana di Noce contestata a livello locale per il progetto del gassificatore da attivare a due passi dall'impianto delle Terme di Uliveto, starebbe per avanzare richiesta di concordato preventivo. Il ricorso al tribunale fallimentare da parte dei titolari, i fratelli Felicino e Domenico Del Carlo, potrebbe essere presentato nei prossimi giorni, dopo circa un anno dall'inizio della crisi dall'azienda. Le difficoltà per la Delca iniziarono nel luglio del 2010, quando ai 39 dipendenti venne a mancare il pagamento degli stipendi. Dopo quattro mesi di stipendi non pagati, era il 22 novembre, fu attivata la cassa integrazione in deroga per 27 dipendenti, 17 dei quali operai e i restanti 10 impiegati. Cassa integrazione che poi, visto il protrarsi dell'inattività dell'azienda, è stata rinnovata dal primo di gennaio fino al 30 aprile. La situazione è monitorata da vicino dalla Fp-Cgil, che nei prossimi giorni prevede di incontrare nuovamente i vertici della Delca. Una volta che i fratelli Del Carlo avranno consegnato i conti dell'azienda al tribunale fallimentare, resterà da vedere se il commissario accetterà la proposta di concordato preventivo e se i creditori si diranno favorevoli. Sulle origini della crisi economica della Delca non si sa molto, eccezion fatta per le commesse venute a mancare a seguito del crac della Cermec, l'azienda pubblica che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nella provincia di Massa e Carrara. La Delca, a quanto pare, puntava molto sulla la realizzazione di un gassificatore nella Piana di Noce, dove bruciare fino a 30mila tonnellate di rifiuti l'anno, ma la ferma opposizione dei cittadini ha bloccato sul nascere anche questa possibile occasione di rilancio. Così come puntava sulla sperimentazione di un impianto più piccolo: ma anche questa è rimasta (almeno finora) senza attuazione.
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