Il Tirreno

Pontedera

Da grande voglio fare il contadino

Nassar Magdi, 3ª Ag   Itgc Niccolini Volterra

Da Volterra Nassar racconta il suo sogno: rinnoviamo i terreni dei nonni

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 VOLTERRA. Da grande voglio fare il contadino. Nel panorama nazionale dell' ultimo decennio, si è registrata una crisi che ha sbarrato le porte al mondo giovanile in ambito lavorativo; alla base di quella che pare una situazione economica irreversibile, però, c'è una nuova tendenza poco corretta a classificare di mestieri di "serie A" e "serie B".  Ad oggi, nessuno è portato a farsi le domande - quale lavoro mi piacerebbe? Come mi sentirei realizzato? Quali sono le mia attitudini?- si cerca piuttosto di interrogarsi in relazione al guadagno e alla fatica che il mestiere implica.  La Valdera, ma più in generale la Toscana, da sempre caratterizzata da quei mestieri che richiedono sudore e conoscenze, assiste ormai da anni impotente al progressivo abbandono dei settori di cui è da sempre leader, primo tra tutti quello dell' agricoltura.  Con l'arrivo delle nuove tecnologie, la conseguenza più razionale sarebbe la decisione dei giovani di provare una nuova strada: rinnovare il vecchio terreno del nonno per farne una nuova azienda solida sul mercato, questo purtroppo non è un iter frequente.  Le istituzioni hanno il dovere di dissotterrare quel commercio che ci appartiene, liberando il mercato dai pomodori cinesi per non lasciare più marcire quelli ad un chilometro da casa nostra, ma anche incentivando l' imprenditorialità giovanile e promuovendo il territorio.  Poche settimane fa, ho partecipato ad un convegno a Palazzo dei Priori, in Volterra; l' amministrazione comunale, aveva promosso un progetto per la valorizzazione del territorio; sono rimasto incantato ascoltando bambini di sette anni che esponevano con tutta la loro sicurezza e il loro entusiasmo i periodi di semina, di raccolto, le lune, i terreni migliori, e rimanevo sempre più sbigottito prendendo atto della felicità di uno studente delle elementari entusiasta perché, a Natale, il babbo e la mamma gli avevano regalato una piccola serra: sono certo che è quello il modo giusto per progredire, con l'eliminazione di quella visione materialistica della carriera che si ottiene proponendo realtà diverse da quelle che ci vengono messe davanti ogni giorno.  Sono ormai noti, quei messaggi mediatici che ci troviamo ad ascoltare giornalmente con amarezza in merito all' abbandono delle zone native per la ricerca del lavoro, di quei giovani che vogliono tutto e subito, è vero, però che capita anche, ogni tanto, di notare qualche "mostro strano" che a sedici anni si infila nella bottega di un falegname.  E ancora di un marmista, di un muratore, e comincia ad imparare quell' arte che apprenderà solo con il tempo.  Non posso che ammirare quei giovani che hanno rinunciato agli obsoleti banchi che, se scaldati per costume o per l'obbligo di un genitore, portano solo impoverimento per la costruzione di un avvenire personale e spero che un giorno, in un futuro, non troppo lontano, si abbandonerà questa visione estremizzata della scuola per tornare alla bellezza delle passioni trasformate in mestieri, quel giorno tutti avranno di nuovo un posto e nessuno sbufferà la mattina alzandosi dal letto perché andare a lavoro tornerà ad essere una realizzazione personale.

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