Proteste
Imbrattato il pullman della Biancoforno
Paola Silvi
Vandali scatenati a Soverato, dove la squadra era in trasferta
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SANTA CROCE. Potrebbe essere un murales ed invece è l'incivile gesto di "benvenuto" a Soverato per la Biancoforno Santa Croce, impegnata nella penultima sfida del campionato di serie A2 femminile di volley. Nella notte alcuni vandali locali hanno imbrattato quasi completamente il pullman delle santacrocesi, che al risveglio hanno potuto constatare con i loro occhi le scritte rosse, le varie nuvolette e i geroglifici comparsi sulle fiancate del mezzo. Il direttore generale Pino Calò ha subito provato a contattare il presidente della società avversaria, Totò Matozzo, senza ricevere nessuna tempestiva risposta. Ha così inviato un sms dal sapore piuttosto amaro. «Buongiorno presidente Matozzo - si legge nel testo - ho cercato di chiamarti per sapere se sei già a conoscenza dell'atto vandalico che ha imbrattato il nostro pullman. Un gesto che non ci spieghiamo ma che speriamo resti estraneo anche a voi. In passato non abbiamo mai avuto contatti sportivi e soprattutto credo che l'ospitalità che avete ricevuto quando siete venuti a Santa Croce non possa aver alimentato alcuna lamentela. I miei dirigenti, al seguito della squadra in trasferta hanno già sporto denuncia alle autorità locali. Informerò la Lega e quanti altri debbano essere a conoscenza di questa riprovevole situazione». Solo in serata, poco prima dell'inizio della gara, Matozzo ha informato il dirigente biancorosso di essersi recato, insieme al sindaco di Soverato, all'hotel che ospita la Biancoforno «per esprimere agli autisti e a tutta la società di Santa Croce la nostra solidarietà. Siamo al vostro fianco - ha detto il presidente calabrese - e condanniamo quest'azione inqualificabile che non appartiene al mondo dello sport di Soverato ma alle solite bravate di chi il sabato sera si rende incivile imbrattando muri e cose. Ricevete le nostre sentite scuse con l'augurio che simili vigliaccate non possano inquinare i nostri rapporti». E se le scuse non riparano lo scempio né giustificano il vandalismo, almeno recuperano gli agonistici legami.
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