Sicurezza
La divisione più profonda è sulla soglia del 23 per cento di lavoratori atipici proposta dai sindacati
Contratto, scontro sulla flessibilità
Giacomo Pelfer
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A sinistra un operaio al lavoro in una conceria del distretto; a destra il sindaco del Comune di Santa Croce Osvaldo Ciaponi Distretto conciario: situazione congelata nella vertenza per il rinnovo
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SANTA CROCE. Ancora nessuno sviluppo nella vertenza per il rinnovo del contratto dei lavoratori conciari, scaduto dal 31 ottobre. Situazione congelata, nonostante gli appelli politici e la giornata di mobilitazione a Lineapelle. A tenere distanti sindacati e imprenditori, almeno in Toscana, sembra essere soprattutto la questione della flessibilità, con il tetto del 23% proposto dai sindacati per i contratti atipici. Un limite all'impiego di manodopera a tempo o interinale, già sottoscritto dai contoterzisti, ma che i conciatori considerano come un freno inaccettabile per tenere il passo di un mercato incostante, con ordinativi che richiedono l'incremento di manodopera per periodi limitati. Completamente diversa, invece, la situazione nel distretto veneto di Arzignano, dove gli imprenditori punterebbero soprattutto ad eliminare la retribuzione dei primi tre giorni di malattia. Questione che interesserebbe molto poco alle aziende del distretto toscano, dove la percentuale di assenteismo per malattia è estremamente più bassa di quella veneta. Esigenze diverse, quindi, che tengono bloccata la situazione, mettendo in dubbio per qualcuno l'utilità del contratto nazionale a vantaggio di una contrattazione di distretto. «Non credo sia l'idea dei nostri imprenditori - dice il sindaco di Santa Croce Osvaldo Ciaponi -; il contratto nazionale è un valore per i lavoratori e per le aziende. Credo che i margini di trattativa ci siano. Occorre evitare bracci di ferro e prove di forze, magari scopiazzando modelli nazionali discutibili. Il contratto è determinante per il futuro del distretto, soprattutto in una fase come questa». Al fianco dei lavoratori si schiera anche il coordinamento Pd del Valdarno Inferiore: «Il terreno su cui il nostro distretto può continuare ad essere competitivo - si legge in una nota - è quello della qualità, dell'innovazione, della compatibilità con l'ambiente e con la salute dei cittadini e dei lavoratori. Per questo non c'è alcun bisogno di importare il modello Marchionne: c'è bisogno di lavoratori adeguatamente formati, pagati e tutelati nei loro diritti, e di un clima che consenta di affrontare anche il tema della flessibilità, che è un'esigenza legata alle caratteristiche delle richieste del mercato, in termini che salvaguardino i diritti dei lavoratori». Posizione contestata dai coordinamenti Pdl di Santa Croce e San Miniato: «Il rinnovo contrattuale del settore conciario - dicono - ha dato lo spunto a molti soggetti politici per intervenire con una animosità e fantasia che desta perplessità. Il confronto fra la parte datoriale e i rappresentanti dei lavoratori è appena iniziato. Com'è logico, entrambe le parti partono da ipotesi di accordo ben distanti, dove ognuno chiede cose che poi dovrà negoziare. Siamo ancora nella situazione in cui le due parti si fronteggiano e si studiano. Quindi, al momento, non si registrano situazioni di particolare allarme, tali da giustificare un ingresso a vele spiegate della politica nella vertenza sindacale».
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