Proteste
La via comunale in realtà è privata
Francesca Suggi
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LA STRADA IBRIDA A destra il podere delle Macie sotto il cartello che indica la via Dagli anni '60 la manutenzione coi soldi pubblici, la protesta di una famiglia
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POMARANCE. Il Comune ci fa manutenzione degli anni '60 su quella via. E nonostante il cartello "strada comunale delle Macie", salta fuori che quei metri di asfalto, di fatto, risultano ancora di proprietà privata. E' una brutta scoperta per la famiglia di Donatella Panicucci. Lei abita nel podere delle Macie e da 7 anni aspetta che l'amministrazione regolarizzi l'anomalia, dopo aver speso quasi 30mila euro in un progetto per la realizzazione di una variante della strada delle Macie, su terreni di sua proprietà. E' direttamente Panicucci a raccontare un disagio che sembra non avere fine. «La strada oggi passa ad un soffio dalla mia porta di casa creando un pericolo costante per me e tutti i miei familiari». Ricostruisce date e eventi: «Nel novembre del 2004 ho presentato al Comune la domanda di concessione edilizia per la realizzazione della variante. Nel 2006, con delibera, la giunta ha valutato positivamente il nostro progetto rilevando che "si andrà a migliorare una situazione di pericolo mediante l'allontanamento della sede stradale dalle abitazioni..."». Panicucci riporta le parole della delibera. «Il Comune ci disse che avrebbe proceduto ai necessari accertamenti istruttori per verificare la possibilità di una permuta della nuova strada. Tra le condizioni c'era quella di mantenere a tutti i soggetti che insistono sulla "vecchia strada" la possibilità di accedere alla via pubblica, come previsto dal codice della strada». Poi la sorpresa, rispetto alla natura della strada inserita tra quelle comunali con delibera di consiglio del settembre 1962. «Questo inserimento non è mai stato accompagnato da alcun atto di acquisizione da parte dell'ente dell'area su cui insiste la strada delle Macie, che risulta tutt'ora al Pubblico registro immobiliare di proprietà privata e, per una parte, è anche mia». Gli anni passano, le amministrazioni cambiano, ma il problema resta. «Ci chiediamo come sia possibile che da 7 anni siamo sempre nelle condizioni del 2004. Ancora ci vengono a dire che si deve verificare il parere condiviso da tutti i soggetti interessati, di tutti i diritti di cui sono già titolari».
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