La manifestazione
Noi donne, in cassa senza un perché
Andreas Quirici
◗
Da sinistra Simona Trinciarelli e Cinzia Ricci All'Atisale quattro lavoratrici su cinque sono a casa da due anni Mutui sulle spalle e figli a carico, racconti di vita e paura del futuro
2 MINUTI DI LETTURA
SALINE. Quattro donne su cinque messe a casa senza un motivo. Sono in cassa integrazione straordinaria dal maggio del 2009, nonostante la firma su un accordo tra Atisale e Provincia di Pisa in cui si diceva che ci sarebbe stata rotazione. «Forse è perché siamo donne?» si domandano Simona Trinciarelli e Cinzia Ricci. E' sabato, stanno manifestanza davanti al loro stabilimento della Ex Salina. «Ci devono una spiegazione, perché siamo state messe a casa senza un vero perché». Trinciarelli, oltre tutto, ha un mutuo, due figli e non ha marito. Riscuote l'80% dello stipendio da due anni e adesso aspetta la fine del periodo di cassa integrazione per vedere quel che succede. «Ci rimetteranno di nuovo in servizio? Continueranno a pagarci la mobilità?». Domande a cui dovrebbero giungere risposte già dall'incontro di giovedì fra sindacati e azienda in Provincia di Pisa, quando le parti cominceranno a discutere della fine della cassa integrazione straordinaria e di quel che ne sarà degli operai esclusi dalla fabbrica per tutti questi mesi. Il termine è fissato per il 24 maggio, giorno in cui l'ammortizzatore sociale di cui ha beneficiato Atisale scadrà. «Vogliamo che i lavoratori vengano reintegrati - hanno detto più volte i sindacati - perché è assurdo che ci siano operai in cassa integrazione, mentre all'interno dello stabilimento ci sono situazioni in cui è difficile ottenere ferie per via della necessità di produrre. C'è qualcosa che non funziona a livello di gestione del personale». E dire che Simona e Cinzia sono due lavoratrici jolly. Nel senso che ruotavano in varie postazioni, svolgendo anche mansioni cosiddette pesanti o comunque normalmente assegnate agli uomini. «Il fatto strano è anche questo - spiegano le due - perché da dieci anni facciamo tutto all'interno del ciclo produttivo di Atisale. Ma guarda caso hanno messo in cassa integrazione proprio noi. Forse bisogna essere giovani e carine per ottenere il rispetto dei propri diritti e mantenere il proprio posto di lavoro?». Domande che fanno male a un sistema occupazionale che non riesce a salvaguardare diritti di lavoratori che non chiedono altro di poter svolgere il proprio compito e di ricevere l'adeguato compenso. «La situazione dentro Atisale è difficile - aggiunge Trinciarelli - sappiamo di un malcontento crescente fra i nostri colleghi che difficilmente si placherà se non cambierà la situazione». Giovedì il primo incontro. Il 22 aprile quello successivo in cui l'azienda dovrebbe incontrare la Regione Toscana e cominciare a discutere del bilancio, ma soprattutto del piano industriale. Lo stesso chiesto da mesi dai sindacati, ma mai presentato. Ora, stando a quanto sentito sabato mattina da parte delle istituzioni, il tempo è davvero esaurito.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
