Il Tirreno

Pontedera

Che tempi quelli del pesciaio "Pappa"

Elena Iacoponi
Un’immagine d’epoca tratta dal libro sui bottegai di Ponsacco scritto da Gianetti
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Un’immagine d’epoca tratta dal libro sui bottegai di Ponsacco scritto da Gianetti

I bottegai che hanno fatto la storia di Ponsacco nel nuovo libro di Gianetti

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PONSACCO. Gli zuccherinai, il pesciaio "Pappa", la Rossa con i suoi dolci, Gigioccolo ed altri ancora prendono vita nel libro di Benozzo Gianetti dal titolo "Botteghe e bottegai di Ponsacco" (Nuovastampa), che è stato presentato all'auditorium "Meliani" ed accolto da un numeroso pubblico. Questi personaggi descritti nel libro sono protagonisti di un'epoca ancora scandita dall'alternarsi delle stagioni e dal suono del campanile.  Oggi tutto questo non esiste più: le botteghe ed i bottegai sono rimasti pochi, mentre numerosi sono i supermercati ed i centri commerciali. 

«Il libro è frutto della ricerca di 3 anni - ha detto l'autore - e narra di negozi e negozianti che hanno esercitato il commercio fisso ed ambulante dalla fine dell'800 ad oggi, con il boom conlusosi alla fine degli anni '80. Ho avuto collaboratori importanti come Pietro Alcamisi, Danilo Badalassi, Italiano Gasperini e Lucia Marrucci. Numerose sono le foto ritrovate, oltre 200, ma la ricerca si ferma agli anni '90, quando si registra una maggiore chiusura di esercizi commerciali, a vantaggio della grande distribuzione».  Gli zuccherinai aprono il libro: la famiglia Brogi vendeva brigidini, torroni, croccante e bomboloni ed ancora oggi sono attivi. Lido Brogi, detto "Bozzi", d'estate andava sulla spiaggia di Marina di Pisa a vendere con una cassetta di legno con i vetri ai lati, poggiata su un bastone e gridava: «Bimbi piangete, che mamma ve lo compra!».  Il pesciaio Finaù, detto "Pappa", livornese alto e asciutto, si riforniva di pesce da Toti, il pescivendolo di Pontedera. Arrivava nella piazza di Ponsacco con la bici, che fermava sul trespolo sotto la ruota posteriore e vendeva il pesce sistemato in due cassette e gridava: «Come l'ho, come l'ho! Triglie, naselli. sogliole, palombo e calamai. Mi pagate solo l'udore!». 

La Rossa era specializzata nel vender dolci e paste, che cucinava nel forno del suo bar in centro: famosa era la pasta con la farina, uvetta, zucchero, dalla forma ovale, ribattezzata con una toponomastica goliardica, tanto da suscitare le risa di tutti. Un altro dolcetto era il "sasso balilla": un impasto di farina e zucchero, poi cotto, ma un po' duro. Diva De' Santi, invece, nella sua bottega vendeva i dolci "fascistini": caramelle gommose nere con una striscia bianca (dal 1920 al 1970).  Il posto di ristoro fu fondato da Luigi Signorini, detto Gigi, nel 1856. Il suo soprannome "Gigioccolo" proviene dall'unione di Gigi con coccole, ovvero i frutti di un cipresso davanti alla locanda. Qui si fermavano i barocciai, i vetturini ed in tavola c'era sempre vino nuovo, olio, ma anche trippa, stoccafisso, polenta, zuppa, minestra e frutta. Sul retro c'era un pallottolaio per giocare a bocce. Il ristorante passò ad Oreste, e poi le nipoti di lui, Anna e Lucia, fino ad Enrico Marianelli, da qui il ristorante "Enrico", che esiste ancora oggi.

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