Il Tirreno

Pontedera

Oltre 400 firme per il faro votivo

Gianni Rosini
Oltre 400 firme per il faro votivo

Una petizione ne chiederà il ripristino sulla cima della Rocca

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SAN MINIATO. Una luce tricolore che si propaga nelle valli intorno a San Miniato, simbolo di pace in ricordo di tutti i caduti in guerra e segnale di attrazione per i turisti che passano nel nostro territorio. Sono queste le motivazioni che animano Mario Rossi "Maglietta", ex consigliere comunale. È sua l'iniziativa di raccogliere firme per riavere il faro votivo sulla cima della Rocca.  La petizione ha preso il via solo da qualche giorno, ma le adesioni hanno già superato le 400 unità e sembrano essere in costante crescita: «Molte persone che hanno visto il faro originario illuminare il nostro territorio - spiega Rossi - ormai non ci sono più ed ho pensato che rimetterlo al suo posto sarebbe stata una bella iniziativa. Ho riscontrato subito molto appoggio da parte di cittadini giovani e vecchi, residenti nel capoluogo e non. Lo testimoniano le oltre 400 firme raccolte».  La storia del faro inizia dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. In ricordo delle vittime della Grande Guerra, sulla cima della Rocca venne posizionato un faro che emanava una luce bianca, anche troppo potente secondo alcune testimonianze del tempo, che illuminava tutto il comprensorio: «Ci sono numerosi racconti sul faro - prosegue "Maglietta" -. C'è chi dice che di notte le donne aspettassero il passaggio della luce per far passare il filo da cucito dentro la cruna dell'ago».  Durante il secondo conflitto mondiale, però, la Rocca venne minata e fatta crollare dall'esercito tedesco e così il faro andò distrutto. Solo dopo la fine del conflitto, l'allora governo della Germania Ovest donò un altro faro a titolo di risarcimento simbolico.  È da questo punto che partono le motivazioni dei contrari alla petizione che vedono nel faro un simbolo dell'epoca del nazifascismo. Rossi tiene a precisare che l'iniziativa non vuole e non deve assumere una piega politica: «Si deve tenere la politica lontana dal faro, altrimenti si rischia di rimanerci impantanati. Il nostro intento non è assolutamente quello di esaltare il periodo fascista, ma solo quello di rendere omaggio ai caduti della guerra, un simbolo che deve servire da monito alle nuove generazioni. San Miniato è piena di edifici e simboli fascisti, dovremmo forse abbatterli tutti?».  Altro elemento di discussione è il possibile inquinamento visivo che il faro potrebbe causare. Su questo punto Rossi spiega che verrebbero prese le giuste contromisure: «Innanzitutto, il nuovo faro è tricolore e quindi crea molti meno problemi alla vista rispetto al suo "predecessore", inoltre basterebbe valutare l'effettivo impatto e, se necessario, depotenziarlo. Ho amici nell'aeronautica che mi hanno assicurato che, come era stato invece ipotizzato, la luce emessa non disturberebbe affatto il traffico aereo».  L'ex consigliere conclude dicendo di essere fiducioso per la buona riuscita di questa iniziativa: «I costi sono veramente ridotti quindi, se presenteremo numerose richieste, non vedo perché il sindaco non debba accontentarci. L'amministrazione ha basato la propria propaganda elettorale sullo slogan "Il Comune amico del cittadino", questa iniziativa a costo praticamente nullo potrebbe essere un'occasione per dimostrarlo».  Per chi volesse aderire alla petizione, le firme vengono raccolte da Mario Rossi "Maglietta" nel suo negozio in via 4 Novembre, dalla Pro loco di San Miniato e da Mario Rossi Locci.

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