Il Tirreno

Pontedera

In corteo per salvare Atisale

Andreas Quirici
<b>LO STRISCIONE. </b>Sindacati e istituzioni alla salina
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LO STRISCIONE. Sindacati e istituzioni alla salina

Operai e sindacati: subito un piano industriale e nuovi impianti

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 SALINE. Una storia che affonda le sue radici fin nel tempo degli Etruschi, rischia adesso di scomparire nonostante possa contare su un prodotto di eccellenza. È quella della salina, fabbrica storica della Valdicecina, che ha dato il nome anche al paese che ospita lo stabilimento, giunto in una fase cruciale. Ieri, istituzioni, lavoratori, partiti politici di sinistra e sindacati hanno manifestato insieme in vista di incontri importanti che si dovranno svolgere con l'azienda. In ballo c'è il piano industriale (chiesto da mesi, ma mai presentato), i livelli occupazionali (con la necessità di reintegrare 5 dipendenti in cassa integrazione straordinaria da mesi) e l'ammodernamento degli impianti e delle strutture.  Sale puro al 99% È questo il fiore all'occhiello di un territorio gravitato attorno all'estrazione e alla lavorazione del sale sotto l'ala dei Monopoli di Stato e che si è visto svuotarsi di abitanti e lavoratori con il passare del tempo e con i passaggi di mano fra proprietari. La fabbrica si chiama adesso Atisale, il cui cda è cambiato due volte nell'ultimo anno per via di una causa legale fra imprenditori che ha fatto quasi scivolare nel dimenticatoio i discorsi su cosa ne sarà del sito di Saline e quali sono gli interventi in programma per ristrutturare uno stabilimento che da anni ormai non subisce manutenzioni sostanziali. Non è mai successo nulla di pericoloso agli operai, ma a sentir loro «il rischio di vedersi esplodere una tubazione o una valvola sotto pressione è quotidianamente molto alto». Investimenti e livelli occupazionali saranno al centro di due incontri in questo mese, da cui tutte le parti in causa sperano di ricavare notizie positive per la storica fabbrica del Volterrano.  Unitariamente. Sindaci della Valdicecina, esponenti di Provincia e Regione sono stati chiari: «È tempo di chiedere tutti insieme impegni chiari e concreti all'azienda». Un appello che ha soddisfatto Vincenzo Parrella della Cgil: «Siamo contenti che dietro alle nostre lotte ci sia adesso tutto il territorio, perché questa è una battaglia difficile. Se si pensa che da tempo ormai è diventato difficile per gli operai ottenere le ferie, a causa delle necessità produttive e che contemporaneamente ci sono 5 dipendenti in cassa integrazione, si capisce il livello di contraddizioni esistenti all'interno di questa fabbrica».  Donne in Cig. Quattro dei cinque cassintegrati sono donne. Altra anomalia di uno stabilimento che, a sentire chi vive Atisale ogni giorno, avrebbe sbocchi commerciali importanti sul fronte del sale di tipo alimentare e industriale. Molto chiarirà l'eventuale piano economico che tutti sperano di poter leggere presto. Sarebbe un modo per mettere a tacere le voci che parlano di una vendita del sito di Saline dell'azienda che ne ha altri due in Italia (a Sant'Antioco in Sardegna e a Margherita di Savoia in Puglia). «E pensare che questa la chiamavano la Conca d'oro», diceva ieri sconsolata un'anziana salinese.

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