Il Tirreno

Pontedera

Nel corso dell’ultimo consiglio del 29 marzo nessuno ha fatto riferimento al progetto

«Il teatro stabile nel dimenticatoio» Punzo vuole risposte dal Comune

Filippo Bernardeschi
Una seduta del consiglio comunale di Volterra e Armando Punzo
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Una seduta del consiglio comunale di Volterra e Armando Punzo

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 VOLTERRA. Dopo un consiglio comunale lungo un giorno, Armando Punzo si dice «perplesso e preoccupato» e propone «un incontro pubblico fra istituzioni, cittadini e realtà culturali del Colle» per stabilire, dati alla mano, «quali sono le scelte convenienti, e quali non lo sono».  Il regista vuole vederci chiaro dopo aver appreso che il progetto per un teatro stabile, per il quale lotta da anni, non ha rappresentato neppure l'ultima delle preoccupazioni dei politici volterrani che, durante il consiglio-fiume di martedì 29, non hanno mai nominato l'attività di Punzo, così come quella del Teatro di Nascosto. Sulla questione cultura si è quindi innescata una discussione rovente, che sta prendendo piede anche sul web: in mezzo ci sono i sostenitori del progetto di Punzo e la Pro Volterra di Piero Fiumi.  «La realtà del teatro stabile, con le sue potenzialità di sviluppo, è una questione che deve essere affrontata con trasparenza d'intenti - sostiene Punzo -. L'amministrazione deve prendere una decisione: quale politica intende adottare per favorire la crescita culturale della città? Quali iniziative vuole sostenere?». Da qui, per il direttore della Fortezza, nasce la necessità di un confronto ragionato, che veda coinvolti amministratori, promotori culturali e cittadini: «Il teatro stabile nascerebbe sulla base di un'esperienza dai risultati provati, che aspettano di essere raccolti. Rappresenta inoltre un'opportunità di sviluppo per tutti i cittadini, un'occasione per creare lavoro e dare nuovo slancio all'attività culturale del territorio: non si tratta di un festival fine a se stesso». Ecco allora la polemica con la Pro Volterra e Piero Fiumi: «Ci sono arrivate aspre critiche, siamo stati accusati di sprecare soldi pubblici, ma dopo ventitré anni di lavoro e successi, dal Comune prendiamo un contributo di appena 12mila euro. Il resto viene da altri enti».  I veri soldi pubblici sprecati, per Punzo, sarebbero altri: «In un momento di crisi sono quelli spesi per iniziative dilettantistiche senza futuro, che non tentano di stabilizzare almeno una struttura per garantire un lavoro culturale continuo». Il regista non nasconde di riferirsi a eventi quali le rassegne del Teatro Romano e del Persio Flacco. «Ci deve essere spazio per tutti - conclude Punzo - ma proprio per questo motivo chi ci amministra dovrebbe rendere pubbliche e motivare le proprie scelte. Parliamone e approfondiamo costi e benefici: noi siamo pronti al confronto».

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