Attenzione
Giuliana, di mestiere ciabattina
Riccardo Rinaldi
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Giuliana Tridenti, intenzionata ad aprire un laboratorio di ciabattina, con Elio DellAiuto La passione per una professione ormai scomparsa
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VOLTERRA. Calzolaio cercasi. Sono ormai tre mesi che a Volterra è impossibile riparare un paio di scarpe o accorciare una cintura. Lacuna che investe anche un'area più ampia, dato che le botteghe più vicine sono a Poggibonsi o a Cecina. Sembra proprio che le ultime speranze di rivedere un ciabattino nel volterrano siano nelle mani di una donna. 46 anni compiuti il 5 febbraio, come ci tiene a precisare, separata da 11, con una figlia di 15, è la pomarancina Giuliana Tridenti. Un'adolescenza in un'officina meccanica-carrozzeria per auto insieme al padre, «era già un lavoro particolare per una ragazzina, non che facessi grandi cose di meccanica, ma in carrozzeria me la cavavo benino». Nella sua vita ha fatto formaggi, latticini, poi badante ed operaia fino a quel giorno che «capitai a Volterra a sistemare degli stivali dal calzolaio di via Nova (Elio Dell'Aiuto, ndr), mi resi conto che di calzolai non ce ne erano più. Chiesi ad Elio se fosse stato disponibile ad insegnarmi a fare le riparazioni. Lui subito mi scoraggiò dicendo che ormai questo lavoro non rendeva quasi niente. Però a me era entrata quell'idea e mi rimase in testa». «Non è stato semplice - continua Giuliana - ma passato un po' di tempo, e dopo varie insistenze, alla fine accettò di insegnarmi». Sbrigati tutti i documenti necessari tramite l'Ufficio dell'Impiego, «avevo tutto a posto, Elio era in regola, io anche con il mio registro delle presenze. Ho iniziato il tirocinio ad ottobre del 2009 e l'ho terminato ad aprile del 2010, sei mesi per 25 ore a settimana». Elio imparò il mestiere da un maestro calzolaio che era detenuto nel carcere di Volterra, perché aveva aiutato la madre ad uccidere l'amante del padre, e per questo aveva preso 20 anni di galera. Nei 5 anni di condizionale quando Elio aveva 13 anni, lo prese con sé in bottega ed è li che ha potuto imparare il mestiere di una vita. «Dalla bottega di Elio passavano tante persone - racconta ancora Giuliana - non solo per le riparazioni, anche solo per due chiacchiere, il classico ritrovo per persone anziane; certi personaggi da schiantare dal ridere». Tra quelli che passavano più spesso c'era Carlo: «Era lì ogni giorno, dava persino consigli ad Elio, che qualche volta si risentiva un pochino. Se mancava un po' di spessore al tacco, Carlo suggeriva ad Elio di mettere uno "scagnuzzo"». Se lo chiamavano ciabattino, lui non voleva, «ciabattina posso essere io che riparo, ma lui le scarpe le costruiva, è un vero calzolaio». Oggi che anche quella bottega ha chiuso i battenti, e l'altro negozio volterrano, quello di Lemano, è ormai chiuso per malattia da tre mesi, le speranze ricadono tutte sull'apprendista. «Vorrei poter mettere su un piccolo laboratorio, vorrei arricchire questa attività imparando a lavorare la pelle, fare piccoli lavori artigianali, cinture, borse, piccoli accessori in pelle. Impara l'arte e mettila (non da parte) in pratica». In questo caso, un "in bocca al lupo" è d'obbligo.
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