Il Tirreno

Pontedera

Prima di far tappa nel Valdarno, i migranti sono stati identificati e fotosegnalati al commissariato di Pontedera

Arrivati altri 20 profughi dalla Tunisia

Sabrina Chiellini
Sopra, a destra e sotto l’arrivo e le pratiche di identificazione al commissariato di Pontedera
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Sopra, a destra e sotto l’arrivo e le pratiche di identificazione al commissariato di Pontedera

Sono ospitati al centro notturno di Santa Croce messo a disposizione dal Comune

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 SANTA CROCE. Accoglienza al commissariato di Pontedera per i venti profughi tunisini sbarcati ieri mattina a Livorno e destinati a Santa Croce per essere ospitati nei locali del centro notturno messo a disposizione dall'amministrazione comunale. Modificato il copione organizzativo previsto per l'identificazione. Se i profughi ospitati a Capanne sono arrivati subito all'ex asilo di proprietà della diocesi di San Miniato e il giorno dopo sono stati accompagnati negli uffici della polizia, questa volta i migranti, ai quali devono già essere state distribuite scarpe (molti calzano lo stesso modello a quadri bianchi e neri) e indumenti, hanno fatto subito sosta al commissariato (dove li abbiamo incontrati) per essere identificati e fotosegnalati: a riceverli il dirigente, dottor Luigi Fezza, e numerosi poliziotti. La procedura, rigidamente dettata dalla prefettura, servirà ai tunisini anche per ottenere un eventuale permesso di soggiorno. Il bus con i venti uomini, quasi tutti molto giovani, è arrivato a Pontedera poco dopo mezzogiorno. Stesso iter: una volta scesi dal mezzo pubblico si sono avviati in fila indiana nel cortile del commissariato che, in tanti anni, è la prima volta che "assiste" a uno "sbarco" di migranti. Molti di loro sanno poche parole d'italiano. C'è chi vince la timidezza chiedendo ai poliziotti informazioni su come effettuare una ricarica al telefono cellulare. A Capanne c'è stato chi si è preoccupato di sapere se c'era la parabola per guardare la tv. I più chiedono sigarette e informazioni su come mettersi in contatto con amici e parenti. Altri, tra quelli arrivati a Santa Croce, dicono che non sanno cosa significa avere soldi e lavoro. Tutti hanno pagato per arrivare in Italia e sono rimasti, come minimo, due o tre giorni in mare e una decina a Lampedusa.  «Spero di trovare lavoro - dice Badreddine, 24 anni - so fare l'elettricista. Restare in Italia? Forse sì ma anche no. Vado dove c'è lavoro». Ridha, 19 anni, studente, invece sembra intenzionato a raggiungere la Francia dove abita un fratello, a Tolosa. Mehdi, 28 anni, invece spera di andare a Pordenone a casa di un fratello: «Sono qui per fare fortuna - aggiunge in un italiano stentato - in Tunisia non avevo niente, neppure un lavoro». Alcuni, mentre si avvicinano alla piccola mensa allestita su un tavolino nel cortile della sede della polizia, chiedono di non essere fotografati e non vogliono raccontare le loro storie. C'è chi ammette di non avere affatto le idee chiare, di vivere alla giornata. Progetti non ne fanno, non sanno neppure cosa li attende nei prossimi giorni. Ovviamente anche loro, come gli altri migranti arrivati nei centri italiani, una volta identificati sono liberi di andare dove vogliono.  Nel frattempo seguono alla lettera le indicazioni della polizia: lasciano le impronte, ricevono un numero che li accompagnerà per tutta la permanenza nel centro di accoglienza temporanea che li ospita. Strutture di passaggio, è stato spiegato, ma c'è da capire quanti le lasceranno e quando. Una volta ricevuto il ticket gli immigrati possono pranzare. Un panino e acqua naturale, per rifocillarsi dapo il lungo viaggio. Poi ricevono abiti e a Santa Croce troveranno finalmente un letto e servizi igienici.  Sono quasi le 15,30 quando il bus riparte per Santa Croce. I migranti arrivano nel comprensorio del Cuoio, terra di molti extracomunitari che lavorano nelle concerie. Dormono in un capannone della zona industriale. Ad accoglierli il sindaco, Osvaldo Ciaponi, alcuni amministratori, un mediatore culturale, volontari della protezione civile e tre medici che si occuperanno dei controlli sanitari.

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