Il Tirreno

Pontedera

Le testimonianze dei migranti accolti nell’ex asilo di Capanne

«Vogliamo trovare un lavoro qui ci piace l'Italia, non ce ne andremo»

Sabrina Chiellini
«Vogliamo trovare un lavoro qui ci piace l'Italia, non ce ne andremo»

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 CAPANNE. «Vogliamo restare in Italia, anche in Toscana, se troviamo un lavoro». Nader, 25 anni, in Tunisia ha lasciato un lavoro saltuario nel commercio. Indossa una felpa della Roma e il suo idolo, in fatto di calciatori, è Francesco Totti. Ha pagato più di mille euro per arrivare, su uno dei tanti barconi che trasportano i migranti, in Sicilia. A Lampedusa il giovane, che oltre agli abiti che indossa ha poco altro con sè, è rimasto circa una settimana. «L'Italia è bella», continua nel suo italiano stentato, mentre si guarda intorno. «Noi non vogliamo andare in Francia», aggiunge Aymen, 26 anni, idraulico, mentre si riscalda al sole nel giardino dell'ex asilo, di proprietà della diocesi, dove il giovane ha trascorso la notte insieme ad altri 21 connazionali. Tra loro ci sono due fratelli ma anche giovani che si sono conosciuti per strada. All'inizio dell'odissea, all'imbarco verso l'Italia e nelle tendopoli di Lampedusa.  A Capanne sono arrivati a mezzanotte e venti. In ordine li hanno fatti scendere dall'autobus, scortato da polizia e carabinieri, che li ha accompagnati dal porto di Livorno. Silenziosi, i tunisini scendono senza slanci, con lo sguardo di chi cerca di capire dove è finito. Neppure le forze dell'ordine sanno esattamente quanti ne arrivano. Così li contano a mano a mano che lasciato il bus di colore azzurro.  Ad attenderli ci sono, oltre alle forze dell'ordine e ai volontari della protezione civile e della Caritas, anche alcuni cittadini, per lo più giovani, che non hanno gradito la decisione prima del Governo e poi dell'amministrazione comunale rispetto all'accoglienza dei migranti. Soprattutto è la mancanza di comunicazione che lascia perplessi gli abitanti della frazione di Montopoli Valdarno. Alcuni gridano slogan di protesta che si disperdono nel rumore delle auto di passaggio lungo la Tosco Romagnola. Un modo per confermare che il paese è diviso sull'accoglienza dei nordafricani.  Ma loro, i migranti, tutti uomini dai 18 ai 30 anni di età, non danno ascolto più di tanto alle proteste o ai fischi di chi li ha accolti durante il cammino verso una vita nuova. Sognano un lavoro, una casa, la possibilità di unirsi ai parenti lasciati spesso in situazioni disperate. Anche Helmi, 25 anni, studente, spera di riuscire a trovare un lavoro il prima possibile. Una volta accompagnati nel centro della Diocesi il cancello resta aperto a lungo, fino a quando non è stata completata l'assegnazione dei posti letto, allestiti nelle camere al terzo piano del vecchio palazzo, in parte disabitato da tempo. «Speriamo che non piova», commenta un volontario temendo possibili infiltrazioni d'acqua dal tetto.  Incontriamo i profughi di mattina quando la polizia ha cominciato le operazioni di identificazione. Teoricamente gli ospiti potrebbero uscire dall'ex asilo. Alcune volontarie li invitano a non allontarsi fino a quando non saranno stati identificati. Pochi per volta - appena arrivati hanno avuto in assegnazione un letto e un numero - vengono chiamati per essere accompagnati al commissariato di polizia. Alcuni agenti indossano una mascherina di protezione: una precauzione, è stato spiegato, nel timore di malattie, si tratta comunque di persone che da giorni si trovano in condizioni igieniche precarie.  Nell'ex asilo a Capanne, intitolato alla Madonnina del buon viaggio, oltre a un letto pulito hanno trovato tè caldo e un tetto, dopo giorni trascorsi all'aperto. «Non abbiamo intenzione di allontanarci da qui - dice Hamza, 18 anni - sono rimasto 15 giorni a Lampedusa, avevo pagato 1.500 per il viaggio. Parlo poco l'italiano, va molto meglio con il francese, ma spero di imparare presto la vostra lingua». C'è chi per passare il tempo in attesa di fornire generalità e impronte varca il cancello dell'ex asilo a va a fare due passi nel paese. Alcuni sono incuriositi dai cartelli stradali con i nomi di alcune città tra le più note del nostro Paese. «Qui siamo al centro dell'Italia...», commenta ringraziando un altro migrante, chiedendo subito dopo dove si trovano Bologna e Venezia. C'è anche chi chiede il risultato della partita tra Roma e Juventus.  In tarda mattinata sono terminate le operazioni di identificazione, come ha confermato il commissariato di Pontedera che ha tiene le redini del servizio di vigilanza insieme ai carabinieri. I migranti sono liberi di restare nell'ex asilo così come di rimettersi in viaggio per altre destinazioni. I più - anche se c'era chi pensava che si sarebbero allontanati poche ore dopo il loro arrivo a Capanne - non hanno ancora deciso cosa faranno e quale sarà la prossima meta.

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di Redazione web