Sui tempi di permanenza nessuno ha certezze «Dipende dal governo»
Emilio Chiorazzo
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Lincontro nella sede della Diocesi 3 MINUTI DI LETTURA
SAN MINIATO. È un Centro di identificazione e accoglienza, quello di Capanne. È stato definito così. I 22 tunisini che sono arrivati la notte scorsa, sono liberi di muoversi, girare per la frazione, fare amicizia. La sorveglianza, dice un comunicato della questura, dev'essere "dinamica". È lo stesso comunicato che informa i sindaci, con tanti verbi condizionali, sull'arrivo dei profughi. Quei condizionali sono il segno di tutta l'incertezza che ruota intorno a questa operazione che ieri, nella sede della Cooperativa "La pietra d'angolo", a San Miniato, il vescovo Fausto Tardelli, il direttore della Caritas diocesana, don Romano Maltinti e i sindaci di Montopoli, Alessandra Vivaldi e di Santa Croce sull'Arno, Osvaldo Ciaponi, hanno cercato di mettere in luce. «I tempi non sono chiari - hanno spiegato - dipendono dalle decisioni che deve prendere il governo in merito al riconoscimento dello status giuridico di questi cittadini stranieri che stiamo ospitando». Per ora i primi arrivati sono a Le Capanne, in una struttura messa a disposizione dalla Diocesi di San Miniato. Altri immigrati arriveranno nei prossimi giorni e c'è un'altra struttura d'accoglienza, individuata a Santa Croce, in via Puglisi, messa a disposizione dalla Cooperativa Di Vittorio che gestisce anche la mensa. Sottolinea il vescovo Tardelli: «La Diocesi ha messo a disposizione la struttura di Capanne in via temporanea, anche perché non c'è neppure l'attrezzatura adatta a gestire una permanenza lunga». Il tempo viene indicato come "ragionevolmente limitato", ma non è definito. D'altra parte tutto è accaduto in maniera veloce. «Il presidente della Regione Rossi - spiega il sindaco Ciaponi - mi ha contattato venerdì mattina, chiedendo di individuare alcune strutture idonee all'accoglienza. Da quel momento, ci sono stati due giorni di febbrili contatti con i miei colleghi sindaci del Valdarno e con il Vescovo. Fino a che non abbiamo individuato le due strutture. Quella di Santa Croce è pronta e disponibile, aspettiamo indicazioni dalla Regione». Dovrebbero arrivare, secondo gli accordi, altri duecento stranieri, da ospitare in Toscana. Una ventina andranno a Santa Croce. Intanto 22 sono già dall'altra notte nella frazione di Montopoli. «Li abbiamo accolti grazie a un lavoro svolto a più mani - spiega il sindaco Antonella Vivaldi - S'è creata una rete tra i volontari della Pubblica Assistenza di Montopoli e di Castelfranco, la Caritas e la Misericordia di Santa Croce, una collaborazione tra laici e cattolici». Quelli arrivati nel Valdarno, sono stati raggruppati nel porto di Livorno. «Nel gruppo ci sono due fratelli sono stati ospitati nella stessa stanza - racconta don Romano Maltinti - abbiamo avuto un po' di difficoltà a colloquiare con loro. Parlano francese, una lingua che noi abbiamo dimenticato». Ma c'era un interprete dell'Asl che ha risolto i problemi di comunicazione tra i volontari e i giovani tunisini. E, che ieri, ha aiutato gli operatoir della Società della Salute a colloquiare con i giovani tunisini. C'è chi si chiede, anche nella comunità capannese, su chi graveranno i costi reali di questa accoglienza. Risponde, netta, il sindaco di Montopoli: «Se ne farà carico lo Stato - dice - Ma confesso che, davanti a questa emergenza, l'ultimo pensiero che abbiamo avuto è stato quello economico. Acqua, cibo, vestiario, luce e tutto il resto li abbiamo messi a disposizione senza pensare chi pagherà il conto, successivamente».
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