Il Tirreno

Pontedera

Un vertice sull'Arpat

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 MONTOPOLI. Gli assessori all'ambiente del comprensorio del Cuoio si riuniranno domani pomeriggio per trattare la questione Arpat in vista dell'incontro di giovedì con l'assessore regionale Anna Rita Bramerini. Un'occasione per stabilire una linea comune sul futuro del centro di San Romano, a pochi giorni dal taglio di personale che ha ridotto a tre il numero di operatori.  Intanto, il dibattito politico si allarga. Sulla questione interviene anche Luca Barbuti, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, che parla di «epilogo finale per la tutela della salute e dell'ambiente nella zona del Cuoio». «E' politicamente assurdo - dice - smantellare la prevenzione che ha funzionato efficacemente in una zona sensibile e critica com'è quella del Cuoio. I nostri compagni dei circoli territoriali da tempo evidenziano che il telerilevamento, senza un'attività di prevenzione in loco, perde la sua efficacia, perché non è un semplice controllo come quello per il traffico. Invece, la struttura è stata ridotta a misero distaccamento di Pisa». Dal Pdl di San Miniato, invece, Roberto Ferraro si sofferma sulle rassicurazioni fornite dall'assessore Bramerini: «Si prestano a varie interpretazioni - afferma -. Intanto riferisce di un'ipotesi di accordo con i Comuni scaturita a settembre: chiediamo se l'accordo è stato sottoscritto o meno, e riteniamo necessario che il contenuto sia reso di pubblico dominio. Poi afferma che la riorganizzazione non pregiudicherà risultati e performance; in realtà, per i vertici Arpat il controllo ambientale può svolgersi anche in modo decentrato, lasciando a San Romano solo un piccolo presidio tecnico e umano. Se ciò è vero proponiamo una "soluzione inversa": accentrare a San Romano risorse e tecnici, lasciando presidi a Pisa o Livorno». Domande interessanti quelle di Maria Vanni del Psi di Montopoli: «Come mai - si chiede - l'assessore Bramerini ripete sulla stampa le stesse linee che i Comuni avevano già respinto nel settembre del 2010? Perché i sindaci e gli assessori del comprensorio non vanno all'incontro con le nostre stesse convinzioni, inducendo l'assessore regionale a considerare l'Arpat di zona come elemento che integra il servizio sanitario regionale? Infine, com'è possibile immaginare la costruzione di un nuovo edificio a Santa Croce dove trasferire anche l'Arpat, quando c'è già un edificio a Castelfranco pronto ad ospitarla?». G.P.

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