Sicurezza
Francioni lascia dopo sei anni
Ormai imminente il cambio della guardia all'Associazione Conciatori
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SANTA CROCE. Si chiude l'era di Alessandro Francioni (nella foto in basso) alla guida dell'Associazione Conciatori. Al termine del mandato di sei anni, ieri sera il presidente ha salutato l'assemblea. Luendì sarà eletto il suo successore. «Questi sei anni - ha affermato Francioni nel corso della sua relazione - sono stati caratterizzati da eventi esterni di rilevanza planetaria che hanno condizionato l'andamento dell'economia e quindi anche l'andamento delle nostre aziende. E' stata messa a dura prova anche la nostra filosofia consortile di distretto che rischiava di travolgere anche le concerie che avevano lavoro nella spirale dei costi fissi della depurazione, suddivisi fra un numero sempre più basso di aziende. In un mondo impazzito e crollato per le scelleratezze della finanza, abbiamo anche dovuto subire un forte restringimento del credito che ha minacciato seriamente il respiro delle aziende più esposte, a causa degli importanti investimenti che avevano fatto». Secondo Francioni, le cose sono cambiate quando si è riusciti a far comprendere l'organizzazione comprensoriale, a documentare la strutturazione per sopperire alle esigenze di tutti. «L'esigenza della depurazione, per le nostre aziende, è stato - ha proseguito Francioni - l'elemento di aggregazione più importante. La scelta di realizzare un depuratore centralizzato ha cementato interessi comuni, ha legato le concerie in un patto solidale ed il nostro distretto continua ad esistere in questo territorio, perché sono nati i depuratori consortili. Per adeguarci alle normative vigenti, l'unica soluzione possibile era quella di sottoscrivere con il governo e la Regione Toscana un accordo di programma che prevedesse tempi e modi attraverso i quali ci saremmo adeguati a quanto previsto dalla normativa». Anche nella ricerca dei nuovi mercati, l'Associazione Conciatori sostiene di aver svolto una funzione parecchio attiva. «Se pensiamo alla Cina, quando tutti la vedevamo come il pericolo incombente dell'inizio del nostro declino - ha sottolineato Francioni - non pensavamo alle potenzialità di sviluppo di quel mercato. Invece abbiamo insistito e oggi non vediamo più cinesi che si scandalizzano dei nostri prezzi, ma abbiamo cominciato a vedere operatori cinesi che, per il loro mercato interno, cercano il nostro pellame e selezionano le nostre concerie sulla base della qualità del prodotto e della capacità di sopperire alle loro esigenze di fornitura. Il 2010 ha visto impennare la percentuale dell'export che rappresenta oggi il 71% del valore della produzione e a questa impennata un buon contributo l'ha dato l'export verso la Cina». Il presidente dell'Assoconciatori ha voluto anche lanciare uno sguardo verso il futuro. «Certamente - ha detto - è in salita. Oggi ci troviamo di fronte ad una incredibile impennata dei prezzi legata alla difficoltà di reperire grezzo sul mercato, ai rincari del petrolio e a un aumento dei prezzi diffuso che sta ormai rendendo insufficienti i livelli salariali. Ma non dobbiamo restare immobili, dobbiamo saperci rinnovare ed aprici al nuovo». Infine, il Tubone. «L'accordo di programma - ha spiegato Francioni - sarà la strada che metterà in sicurezza la nostra possibilità di continuare ad esistere su questo territorio e i risultati dimostreranno che non solo miglioreremo le condizioni ambientali, ma riusciremo ad abbattere in modo considerevole i nostri costi. Le polemiche nate e cresciute intorno a questo tema hanno, per la maggior parte, una funzione strumentale che appartiene alla politica».
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