Il dolore
In 1.500 contro il pirogassificatore
Giacomo Pelfer
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Uno slogan gettonato tra i gruppi di giovani presenti alla manifestazione Tra palloncini, fischietti e striscioni, il corteo riscuote grandi consensi
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CASTELFRANCO. Doveva essere una festa e una festa è stata, forse oltre le aspettative, nonostante le tensioni degli ultimi giorni, nonostante l'aria gelida della giornata. Il flash del pomeriggio anti-pirogassificatore sta tutto negli occhi di Mattia, uno dei bambini imbacuccati portati alla manifestazione: gli occhi azzurro cielo che fissano spauriti i palloncini e gli striscioni in mezzo al frastuono. I genitori non hanno dubbi: «Siamo qui per lui, per il suo futuro». È una delle tante famiglie che ieri, dal primo pomeriggio, affluisce in piazza XX Settembre davanti alla biblioteca, per la grande manifestazione indetta dal Comitato Antinquinamento. C'è un po' di tutto, senza distinzioni d'età, d'etnia, di colore politico. Non c'è contestazione, non c'è rabbia nelle parole e negli slogan dei manifestanti. C'è soprattutto la voglia di partecipare, per mandare un messaggio senza appello contro il progetto del pirogassificatore presentato dalla Waste Recycling. «Non siamo sabotatori, ma cittadini che vogliono sapere», recita un cartello portato da un ragazzo senegalese. Di fronte al bar scattano i commenti: «Quanti saranno?». «Non lo so ma tanti - risponde l'altro -; meno male, sennò poi dicono che a Castelfranco non c'è niente». Alla fine, secondo le forze dell'ordine, il numero dei partecipanti supera senza problemi il migliaio previsto dagli organizzatori, attestandosi probabilmente intorno alle 1.500 persone. Tra loro anche tanti esponenti politici, a cominciare dai consiglieri di minoranza dei cinque Comuni del comprensorio. Una manifestazione che unisce le forze di centrodestra ai partiti e ai movimenti a sinistra del Pd, ma tutti rigorosamente senza bandiere. Alessio Bellini è l'unico assessore della zona a manifestare, anche se non mancano i colleghi di altri comuni che arrivano comunque a salutare il corteo. I manifestanti iniziano a muoversi intorno alle 14,30, imboccando il lungo rettilineo del viale Italia, dove si ha il miglior colpo d'occhio sulla manifestazione. In testa il furgone con la musica, accompagnata da centinaia di fischietti. Pochi metri dopo, su un secondo mezzo, sfila la ricostruzione dell'inceneritore, con tanto di fumo che si alza dalla ciminiera. «Sono solo fumogeni», precisa il costruttore, Francesco Bruni di Castelfranco, che ha realizzato il piccolo gassificatore insieme a Lucio, Luca e Antonio. Tanti gli striscioni, i cartelli, i palloncini. Il messaggio è rivolto prima di tutto alla salute, alla paura per i rischi ambientali dell'impianto: «No all'inceneritore, sì alle alternative», si legge su uno striscione. E poi ancora: «Alla Waste i milioni, a noi il cancro ai polmoni». «Tre depuratori, un inceneritore, due discariche, tra un po' il Tubone... E ancora non vi basta?» chiede un ragazzo con un cartello appeso al collo. Chiude il corteo la sfilata di trattori e cavalli, accompagnati da un carro funebre con tanto di cassa all'interno, destinata ovviamente al processo partecipativo. Più che un funerale, comunque, l'aria è quella della festa. Tanta la soddisfazione tra i partecipanti, convinti che le amministrazioni non potranno più ignorarli, perché, come ripete quello col megafono, «Contro la gente non si può niente». Intorno alle 16 il corteo fa ritorno al punto di partenza, con gli interventi di rito, gli applausi e i commenti vittoriosi. Se lo scopo era quello di liberare la discussione dai confini del processo partecipativo, con la giornata di ieri l'obiettivo sembra davvero raggiunto.
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