Attenzione
Palio, rottura tra sindaco e Seggio
Guido Bini
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Alberto Spigai, presidente del Seggio, e in basso il sindaco, Roberto Serafini Lite sul Palio non assegnato. Serafini e il presidente non si rivolgono parola
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BUTI. Tra Alberto Spigai, presidente del Seggio di Sant'Antonio, e Roberto Serafini, sindaco di Buti, è rottura totale. Alle accuse del primo risponde oggi il secondo, ribadendo tutti i motivi che lo hanno portato a sospendere il Palio. I due, che non si parlano da domenica, avrebbero potuto incontrarsi ieri sera alla riunione del Seggio. Ma Serafini ha fatto sapere di non essere stato invitato. I butesi si chiedono come sia potuto accadere che il loro Palio, per di più quello del cinquantesimo anniversario delle contrade, sia finito senza vincitore. E mentre i contradaioli più ferventi si schierano apertamente dalla parte di Spigai, c'è anche chi dice di aver compreso le ragioni del primo cittadino. Da una parte si accusa il sindaco di aver buttato al vento sette anni di lavoro, mortificando con un danno di immagine irreparabile gli sforzi delle contrade e del Seggio. Dall'altra si sostiene che, venute meno le condizioni di sicurezza, il sindaco ha fatto semplicemente quello che il suo ruolo gli imponeva di fare. «Sono membro di diritto del Seggio di Sant'Antonio - dice quindi Serafini - ma allo stesso tempo sono anche quello che deve autorizzare la manifestazione. E data questa posizione anomala, alle riunioni del Seggio partecipo solo quando viene richiesta la mia presenza. Ma domenica ho speso gran parte del mio tempo fra la "Ceramica", dove si preparano i cavalli, e la partenza». Serafini sostiene di essere andato ben oltre il suo ruolo: «Mi sono speso in ogni momento per accelerare i tempi tra una batteria e l'altra, ho sollecitato il mossiere a tener conto che le continue mosse nulle, durante la finale, avrebbero pregiudicato la manifestazione». «Durante questi solleciti - racconta Serafini - mi è stato detto dal mossiere "Vieni te a farli partire". La mia risposta è stata semplice: "Io sono il sindaco e mi assumo le mie responsabilità, tu sei il mossiere prenditi le tue"». E mentre Serafini discuteva col mossiere Giancarlo Matteucci, e meditava di sospendere la corsa - mancava un quarto d'ora alle 18, ora in cui il sindaco ha detto stop - Spigai si trovava nella zona di arrivo. Fra i due c'è stata una telefonata: il primo cittadino ha avvisato il presidente del Seggio che presto la manifestazione sarebbe stata terminata. «Ma il presidente - si domanda oggi Serafini - era consapevole di cosa stava succedendo alla partenza? Che i fantini non volevano partire e che i cavalli erano stremati? E perché non ha messo il mossiere, visto che lo sceglie lui, nelle condizioni di far concludere la manifestazione? Tutti sappiamo che c'erano state le mosse buone per chiudere in tempi adeguati la corsa della finale». Finale che, ribadisce il sindaco, sarebbe dovuta partire al massimo alle 16.50, «anche lasciando al palo una o più contrade, come stabilito dal regolamento, che è parte integrante della documentazione necessaria per il rilascio dell'autorizzazione da parte delle commissioni prefettizia e comunale». «Motivo per il quale - conclude Serafini - è assurdo oggi appellarsi al fatto che la pista era illuminata o che l'assicurazione copriva fino alla 24. Il fatto che domenica si sia superato limiti e regole, che consentono il corretto svolgimento della manifestazione, dovrebbe imporre a tutti una profonda riflessione».
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