Il Tirreno

Pontedera

IL CLIMA TRA IL PUBBLICO

I dipendenti del Santa Chiara preoccupati per il posto di lavoro

<b>IL PUBBLICO.</b> La gente in sala
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IL PUBBLICO. La gente in sala

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 VOLTERRA.  Clima costruttivo. E' stata questa forse l'espressione più usata nel consiglio comunale di ieri durante la discussione sul Santa Chiara. Due parole difficilmente sentite insieme nella stessa frase nella sala consiliare di Palazzo dei Priori. E questo nonostante il presidente della struttura Renato Bacci abbia riportato numeri negativi come i mille euro di perdita al giorno. Clima costruttivo in una sala con un buon pubblico di cittadini, ma non piena e affollata come in altre circostanze, a cui i 40 dipendenti del Santa Chiara guardano con fiducia. Anche se al momento la sensazione che i lavoratori hanno è quella di vivere in una fase di confronto e di valutazione dei progetti, più che dell'inizio di un intervento concreto e deciso per ripianare i due milioni di euro complessivi che mancano dalle casse della casa di riposo. E lo si intuisce parlando con alcune lavoratrici che erano presenti ieri al consiglio comunale. «Che ne pensiamo del nuovo corso del Santa Chiara? Speriamo solo che le cose migliorino, perché abbiamo grossi problemi interni un po' su tutti i fronti. La cosa che ci preoccupa di più è il nostro posto di lavoro. A oggi non siamo certe di poter continuare a lavorare a Volterra e se la situazione dovesse complicarsi probabilmente dovremmo andare in altre città, con gravi disagi per tutti noi». Clima negativo comprensibile a cui Sonia Antoni, responsabile della Cgil della Valdicecina si unisce: «Dobbiamo lavorare per garantire la qualità del servizio, rilanciare l'azienda e salvaguardare i posti di lavoro. Le polemiche a questo punto non servono e, per quanto ci riguarda facciamo alcune proposte. Una di queste è il mantenimento del contratto nazionale pubblico per i lavoratori, ma anche l'inserimento del Santa Chiara nel sistema regionale integrato degli interventi e dei servizi sociali, la partecipazione come soggetti attivi alla programmazione zonale, l'affidamento da parte dei Comuni della zona di attività socio-assistenziali tramite contratti di servizio e il coinvolgimento e condivisione con i lavoratori, i sindacati e le Rsa nell'elaborazione del piano di risanamento e dei progetti di sviluppo». A.Q.

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