Il Tirreno

Pontedera

Le commissioni saranno rilevate da una società del gruppo Viesse ma gli operai scioperano preoccupati per il loro futuro in fabbrica

Mobilitati per salvare posto di lavoro e stipendio

Guido Bini
La protesta degli operai della Ceva davanti all’impianto di Lugnano
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La protesta degli operai della Ceva davanti all’impianto di Lugnano

In 108 rischiano il licenziamento, scade l'appalto con cui Ceva delega la logistica per Piaggio

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 LUGNANO. I circa cento lavoratori della cooperativa Pega, in sciopero da martedì, hanno proseguito ieri la mobilitazione manifestando davanti ai cancelli della Ceva di Lugnano. A fine mese scade l'appalto con cui Ceva delega parte del lavoro logistico per Piaggio a questa cooperativa, operante a Pisa, e l'appalto sarà rilevato da una società del gruppo Viesse.  Questi lavoratori, che hanno in mano una lettera di licenziamento e si sono visti accreditare le buste paga ridotte anche del 70%, chiedono a Ceva garanzie per la loro riassunzione sotto Viesse e sul pagamento degli ultimi stipendi. Garanzie che dovrebbero dare tranquillità anche alle famiglie.  Come prima risposta, i lavoratori Pega hanno ricevuto la piena solidarietà dei dipendenti Ceva, prontamente usciti dal magazzino di Lugnano.  «Sappiate - ha detto loro Sandro Soldani, delle Rsu Ceva - che noi ci siamo sempre battuti anche per i vostri diritti. Pensare che il vostro lavoro, in tutto e per tutto identico al nostro, sia stato da Ceva tramite Pega meno retribuito e meno tutelato è un'assurdità, umiliante tanto per voi quanto per noi».  Le mobilitazioni alla Pega di Pisa sono cominciate martedì mattina, al momento della consegna delle buste paga. «A fronte delle buste paga di dicembre consegnate per di più in ritardo - racconta l'operaia Giuliana Cristina, rappresentante Cgil - ci siamo visti accreditare assai meno. Chi trecento chi quattrocento euro, senza un criterio preciso, quando alcuni stipendi arrivano anche a millecinquecento».  La lettera di licenziamento per tutti i dipendenti è invece giustificata dal fatto che dal primo di febbraio Pega sarà sostituita da Viesse. Ma i mancati pagamenti sono stati percepiti dai lavoratori come un cattivo presagio, di un possibile fallimento di Pega.  «Questi lavoratori - spiega Ombretta Pieracci della Filcams-Cgil - temono che con il fallimento di Pega non riusciranno più a riscuotere quanto manca della paga di gennaio, tutto il mese di febbraio e la liquidazione, dopo che la crisi li ha già messi a dura prova. A Ceva chiedono dunque garanzie certe, messe nero su bianco, sia sul pagamento degli stipendi sia sul mantenimento dei livelli occupazionali da parte della subentrante Viesse».  L'incontro fra i sindacati e la dirigenza della nuova società, appartenente al gruppo lombardo Viesse già al servizio di Fiat, è atteso per domani.  Sul tavolo della trattativa la riassunzione dei 108 lavoratori licenziati da Pega e finora impegnati soprattutto nel magazzino di Pisa, oltre che a Lugnano e Bientina, e la formulazione del nuovo contratto. Una trattativa che per forza di cose andrà a coincidere con la giornata di sciopero nazionale dei metalmeccanici proclamata dalla Fiom, poi allargata a tutte le categorie dai Cobas. «I lavoratori Ceva - assicura in proposito il rappresentante Cgil Giuseppe Corrado - aderiranno alla mobilitazione con otto ore di sciopero. Rispetto a Ceva, siamo convinti che debba assumersi tutte le responsabilità nei confronti dei lavoratori Pega, essendo la titolare dell'appalto, se del caso anche pagando direttamente gli stipendi mancanti. Inoltre, dovrà fornire garanzie adeguate sulla riassunzione dei lavoratori da parte di Viesse, all'interno di un appalto che avrà la durata di ben sette anni».  L'astensione dal lavoro degli operai Pega, addetti principalmente alle spedizioni, ha avuto come prima ripercussione il blocco dell'avanzamento del lavoro in Ceva. Dove in serata, stando a fonti sindacali, gli operai hanno dato vita a un corteo interno di protesta. La causa scatenante, l'entrata in servizio a Lugnano di un dipendente Pega e di un interinale, convinti da Ceva a portare avanti parte del lavoro arretrato».

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