Toscana
Produrrà energia per 1500 famiglie il dissociatore Ecofor
Andreas Quirici
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PONTEDERA. C'è uno schema sul funzionamento con un fiore enorme che esce dalla ciminiera. Ci sono i dati tecnici, con i risultati di inquinamento e di emissioni in atmosfera. Ci sono anche i riferimenti a studi effettuati in altre zone d'Italia che già hanno affrontato il problema di come fare per superare le discariche. A scorrerla a mo' di lettura si direbbe che non manca nulla nella brochure distribuita da Ecofor Service. Accompagnerà la presentazione del dissociatore molecolare che l'azienda ha intenzione di costruire a Gello e che tante polemiche sta creando in Valdera tra chi sta cercando di capire gli effetti sul territorio e sulla popolazione prima di dare il via libera all'operazione (le amministrazioni) e chi, invece, osteggia il progetto fornendo alternative, incontrando le persone e portando avanti la politica del riutilizzo e del riciclo. Domani sera alle 20.30 nella sala Carpi di Pontedera avverrà la presentazione che, c'è da scommettere, alimenterà una discussione accesa e importante per il futuro del territorio. Il dissociatore, intanto, viene definito «un'opzione percorribile ed economicamente sostenibile per diminuire il flusso di rifiuti da avviare a discarica». Un progetto da 45 milioni di euro che, quando sarà a regime, produrrà 10 Megawatt all'ora, energia per il fabbisogno energetico di circa 1.500 famiglie. Tre le fasi indicate da Ecofor: la prima da 30mila tonnellate all'anno, la seconda da 60mila tonnellate e la terza da 120mila tonnellate di rifiuti smaltiti all'anno. Non ci sono indicate date, anche perché la discussione attorno al dissociatore ne ha rallentato gli step. Ecofor afferma che «si potrà trasformare almeno l'80% della massa di rifiuti, in un gas che ha contenuti energetici altissimi, mentre il residuo, pari a meno del 20% del materiale immesso, una volta opportunamente inertizzato, finirà in discarica permettendo di ridurre drasticamente i volumi di materiale inutilizzato». I rifiuti che saranno bruciati nel dissociatore saranno il sovvallo dei rifiuti solidi urbani, i rifiuti industriali, pneumatici e plastiche, rifiuti ospedalieri, scarti industriali e agricoli. Tra le motivazioni che hanno portato l'azienda a scegliere questo tipo d'impianto anche il minor impatto paesaggistico: «Generalmente - si legge - le strutture dei fabbricati sono alte 12 metri a differenza degli inceneritori che raggiungono i 30 metri». Il progetto che Ecofor ha in mente si chiama Dm Energy: «Sono state imposte condizioni severissime ai progettisti perché siano largamente rispettati i criteri di basso impatto ambientale relativi alle emissioni in atmosfera». E a questo proposito la brochure riporta tabelle di studi come il progetto Moniter effettuato dalla Regione Emilia Romagna nei suoi territori in cui sono attivi impianti d'incenerimento e uno realizzato dal Politecnico di Milano sulle emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti di combustione.
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