Attenzione
«Con la pistola facevano la roulette russa»
◗
Un posto di blocco dei carabinieri intervenuti sul luogo della rapina Parla l'imprenditore aggredito e rapinato nella villa insieme alla moglie
4 MINUTI DI LETTURA
SAN GIOVANNI ALLA VENA. Un incubo durato più di un'ora. L'imprenditore e la moglie rapinati, venerdì sera, nella loro villa a San Giovanni alla Vena difficilmente dimenticheranno l'aggressione subita, anche se alla fine hanno potuto ringraziare il cielo per esserne usciti vivi. L'assalto ha portato nelle tasche dei malviventi oltre centomila euro tra gioielli e denaro in contante, che doveva servire anche per pagare gli stipendi ai circa trenta operai dell'azienda della famiglia presa di mira. «Ero stato a cena e poi mi sono fermato al bar a Cucigliana - racconta l'imprenditore, 78 anni, di corporatura robusta - di solito inserisco l'allarme in casa quando rientro. Ho aperto il cancello (la strada è in salita) e mi sono avviato alla porta. Mentre stavo per entrare in casa quei due uomini mi hanno colpito alle spalle, mi hanno spinto per terra. Credo di essere rimasto in quella condizione per almeno quaranta minuti. Ho cercato di reagire con tutte le forze che avevo. Ma loro erano in due, avevano il volto coperto da un passamontagna. Ho lottato per un po' e poi ho ceduto, mi hanno legato mani e piedi, mi hanno messo un cerotto sulla bocca». Alla fine hanno preso le chiavi e sono entrati. «Sono stati momenti terribili - racconta l'uomo che ha le mani gonfie, ematomi agli occhi e alle braccia - mi hanno spinto sul divano, in ginocchio. Uno mi minacciava con la pistola, la puntava alla tempia e alla bocca. Ho sentito fare clic un paio di volte, come se fosse la roulette russa. Che situazione, che spavento, sentivo la pressione aumentare», ripete con voce agitata, dando l'impressione di dover scaricare una grande tensione che anche a distanza di tempo non lo lascia tranquillo. I banditi, forse stranieri e che hanno dato l'impressione di avere una certa padronanza della situazione, gli hanno intimato più volte di non parlare. «"Stai buono, non urlare", se penso a quei momenti mi vengono i brividi». Volevano le chiavi della cassaforte, anzi di due. Non riuscendo ad ottenere la "collaborazione" dell'imprenditore, che nonostante la non giovanissima età non ha esitato a reagire, i banditi sono saliti al primo piano, dove c'era la moglie, sorpresa nel sonno. «Con me sono stati quasi garbati - spiega la donna intimorita - mi hanno legato mani e piedi, ma non mi hanno picchiato. Mi hanno aiutato a scendere le scale per portarmi davanti a mio marito». La donna aveva al polso un orologio d'oro. Spontaneamente e temendo che glielo potessero strappare con la forza lo ha messo a disposizione dei malviventi. Uno dei due, anche durante la colluttazione con l'imprenditore, avrebbe fatto riferimento alla madre ammalata. «Mi servono diecimila euro, mia mamma è ammalata», è stato sentito dire più volte. La somma portata via è nettamente superiore, stando alla denuncia presentata dall'imprenditore. Non è che i rapinatori sia siano proprio accontentati. Hanno preso tutto quello che hanno potuto. L'imprenditore, conosciuto come un uomo di spirito, alla fine ha cercato anche di convincerli a "mollare" parte della refurtiva. «Mi lasciate sul lastrico, senza un soldo?», si è rivolto ai malviventi. «Devo pagare gli operai, gli ho detto - racconta la vittima della rapina - non potete farmi questo. Uno dei due ha preso circa 600 euro e me li ha lasciati...Sì, è andata così, sembra incredibile ma vero». Poi sono fuggiti e i coniugi rapinati, pur con tante difficoltà, sono riusciti a dare l'allarme. Pochi gli elementi per risalire agli autori dell'assalto, uno era magro e alto, l'altro più basso e robusto. Non è la prima volta che la villa del noto imprenditore finisce nel mirino dei malviventi. Negli ultimi tempi per due volte ignoti hanno cercato di entrare durante la notte, facendo attivare il sistema d'allarme. L'altra sera sono riusciti perché hanno aspettato il proprietario al rientro, alle 23,30. A quel punto sono entrati insieme a lui, dopo averlo aggredito e tenendolo sotto la minaccia di una pistola. Sulla rapina indagano i carabinieri di San Giovanni alla Vena e i militari della compagnia di Pontedera. Si cercano eventuali riscontri con altri assalti avvenuti in provincia. I carabinieri mantengono la massima riservatezza per non compromettere le indagini. È probabile comunque che i banditi stessero preparando da tempo il colpo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
