Il Tirreno

Pontedera

Poggio alle Croci, divelte le recinzioni all’ingresso del padiglione Charcot regnano il degrado e l’abbandono

Una discarica all'ombra dell'ex ospedale

Riccardo Rinaldi
La discarica abusiva all’ingresso del padiglione Charcot a Volterra
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La discarica abusiva all’ingresso del padiglione Charcot a Volterra

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 VOLTERRA. Materassi, mattoni, catrame e calcinacci vari è questo l'aspetto dell'esterno del padiglione Charcot, all'interno dell'ex Ospedale Psichiatrico di Volterra. Con un passato da struttura psichiatrica e un futuro da centro benessere, macabro è il presente da discarica.  Poggio alle Croci, la collina dei matti, in passato parte integrante i quel famoso "poggio d'oro" oggi mette i brividi. Il pensiero va ai fantasmi del passato, con le finestre che sbattono a un colpo di vento, piante e rampicanti chiudono il passo, a dimostrazione di un abbandono che dura da quasi trent'anni. Tutta la città è in attesa dell'investimento stimato in più di 50 milioni di euro a opera dell'inglese di origine indiana, Kuldepp Desaur, ma ancor più degli 8 milioni che la Asl 5 di Pisa ricaverà dalla vendita e che investirà nel nuovo ospedale civile.  La fotografia attuale dell'area non rende omaggio a ciò che è stato e soprattutto a ciò che sarà. Degrado, edifici che hanno tetti sventrati, umidità e marciume dappertutto, erbacce e segni del vandalismo più sciocco. In tutto questo se si somma la pubblica discarica dei calcinacci all'ingresso dello Charcot, la situazione precipita. Sebbene diversi anni fa, per lo stesso problema di scarichi abusivi, questo padiglione venne recintato, oggi siamo allo sbando più totale.  Non più utilizzabile. Mattoni e forati, insieme ai pezzi di cemento la fanno da padrone, grossi pezzi di catrame, di quello che si utilizza per la coibentazione degli edifici sono in bella vista. Ma anche cassette di plastica, polistirolo, lattine, bottiglie e una pianta ad amplificare il monte degli scarichi. Senza dubbio quello che salta più agli occhi è un bel materasso a una piazza sistemato a triclinio, come a dare il benvenuto. E pensare che li a pochi metri ci sono i resti del graffito di Nof 4, lo scritto del ricoverato Nannetti Oreste Fernando, che utilizzava la fibbia della sua cintura per incidere nell'intonaco le sue visioni. Questa testimonianza della malattia ha attirato, cantanti, registi, scrittori, psichiatri e studiosi da tutta l'Italia e non solo. I calcinacci, speriamo, attirino presto qualcuno che li porti via.

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